Usare il compost nell’orto: perché mai?

Perché usare il compost nell’orto, e perché è meglio della terra normale o di altri fertilizzanti, è più facile da capire che da spiegare. Rivedendo i miei appunti e i miei libri mi sono accorta, infatti, che c’è anche una parte molto noiosa. Alla fine mi ha conquistata, sono d’accordo su tutto. E mi sembrava anzi che io lo sapessi da sempre, e che fosse per questo che volevo fare il compost, e non perché si usa così se fai l’orto biologico.
Allo stesso tempo non so fino a che punto sia utile conoscere le reazioni chimiche che ci sono dietro la decomposizione, perché se penso al lavoro nell’orto, e alle belle sensazioni che ho provato nell’orto l’anno scorso, a me questo basta per volerlo fare anche quest’anno. Non mi ci vedo a rovinare l’idillio con termometri, misuratori di acidità del terreno, rilevatori di sostanze nutritive e calcoli sul colore e sulla consistenza dell’humus. Certo, se avessi il pallino della chimica, della biologia e della fisica andrei anche oltre le misurazioni; ma per me queste sono solo materie in cui a scuola avevo buoni voti e che ancora mi affascinano; per questo ho letto con piacere questi capitoli dei libri e ho preso appunti sul mio quaderno dell’orto. In teoria.

L’orto in pratica.

In pratica, per me l’aspetto positivo dell’orto, soprattutto con la bella stagione, è lavorarci. E questo nonostante la mia fissa per l’organizzazione e la programmazione, attività che mi provocano un piacere molto più grande del leggere di fisica, chimica e biologia. Quindi se siete interessate ad approfondire questi tre aspetti, accomodatevi, leggete pure i libri e prendete appunti, come ho fatto io; poi andate nell’orto e fate le misurazioni eccetera, come io non farò. Non voglio nemmeno stringere nel pugno un po’ di compost per vedere se è troppo umido (se lo è gocciolerà molta acqua, se è giusto ne gocciolerà poca, se è troppo secco non gocciolerà proprio niente); e neppure infilerò il braccio nel compost per sentire se è caldo (se non lo è c’è poco ossigeno, perché è troppo umido; se invece è sia freddo che umido c’è poco azoto… e allora?).

Usare il compost, perché è chimicamente perfetto.
Pezzetti di carta neutra per lo strato di cellulosa del nostro compost.

Chimica del terreno.

La chimica nell’orto riguarda l’equilibrio fra gli elementi chimici che compongono il terreno. I più importanti sono azoto, potassio e fosforo, un po’ come per noi carboidrati, proteine e grassi. Questi minerali non sono i soli, ma a quanto pare sono i più importanti (ci sono in tutti i concimi chimici). Sono anche quelli di cui di solito il terreno è carente; e siccome lo dicono tutti i libri io adesso sarei curiosa di scoprire perché sono carenti.

Una cosa che so, però, è che le piante oltre a trarre nutrimento da questi elementi, aiutano anche a mantenerne equilibrata la presenza. È per questo motivo che nell’orticoltura biologica non si usano integratori artificiali di questi elementi ma si preferisce sfruttare la rotazione delle colture, la consociazione e soprattutto il compost. Nel compost infatti, come abbiamo visto, la decomposizione consiste in un vero e proprio processo chimico, dove l’equilibrio è garantito dai materiali diversi (foglie e scarti di cucina contengono azoto; rami e cartone contengono carbonio; la cenere di legno contiene un po’ di potassio e anche di fosforo); dal rivoltamento del compost (aggiunge ossigeno); e dall’umidità (l’acqua può essere aggiunta innaffiando un po’ un compost troppo secco, se non abbiamo abbastanza scarti umidi, della cucina o del prato).

Perché usare il compost.

Il compost aggiunto e ben mescolato alla terra dell’orto la migliora così tanto che la terra non sarà più solo molto nutriente di suo, ma sarà anche in grado di assorbire i nutrienti che le arrivano dall’esterno (sovescio, pacciamatura, macerati eccetera) e di rilasciarli gradualmente in modo che le radici delle piante possano nutrirsi secondo i propri ritmi. La natura non va in vacanza solo perché le abbiamo detto “lascia, all’orto ci penso io”, anzi continua a fare il grosso del lavoro e noi possiamo semmai imitare i suoi metodi.

Usare il compost, perché è fisicamente perfetto.
Il compost diventa terra dalla struttura fisica ineccepibile.

Fisica del terreno.

La fisica riguarda la struttura fisica del terreno, vale a dire l’equilibrio fra le particelle di terra, aria e acqua che lo compongono. Se queste non sono in equilibrio fra loro il terreno è: o sempre secco, noi innaffiamo e lui non assorbe; oppure è sempre umido, e se innaffiamo ulteriormente fa una pappetta fangosa.
Alcune piante soffrono se c’è troppa acqua nel terreno, altre se non ce n’è abbastanza. L’esempio più banale che mi viene in mente è quello del riso, coltivato nell’acqua, opposto al fico d’India, che invece cresce in terreni aridi. Ortaggi che non amano la pappetta sono quelli che crescono sottoterra, come aglio, cipolle o patate: troppa acqua provoca loro marciumi e malattie. Il terreno adatto a tutte le colture è quello cosiddetto “a medio impasto”, che è come dire né zuppa, né pan bagnato, né biscotto che sembra pietra.

Perché usare il compost.

Il rimedio a tutto? Lo sapete già: è il compost. Infatti il compost non è solo chimicamente molto nutriente, ma è addirittura perfetto dal punto di vista fisico, perché quando è maturo ha la consistenza di terra vera a medio impasto. Una figata! Ne consegue che se voi aggiungete il compost al vostro orticello e lo mescolate con la terra che c’è, la migliora sia per quanto riguarda il nutrimento che darà alla pianta (roba chimica), sia per quanto riguarda la comodità del nido in cui la pianta crescerà sana e forte e sentendosi amata e coccolata (roba fisica).
Il compost rigenera la terra anche in un altro modo: infatti si può aggiungere la terra vecchia direttamente nella compostiera, a strati sottili fra gli strati secchi e gli strati umidi. Alla fine del ciclo di compostaggio, la terra vecchia e gli scarti saranno diventati un tutt’uno irriconoscibile, nutrientissimo e dalla struttura fisica perfetta. Nel caso in cui la terra vecchia sia molta, ad esempio un’intera aiuola grande, si può sempre fare il sovescio, ma di questo vi parlerò nella prossima Lettera dall’orto (a proposito: chi non si è ancora iscritta? Niente di grave, ma se vuoi recuperare clicca qui dov’è spiegato tutto).

Usare il compost perché è biologicamente perfetto.
Non tutto ciò che è “biodegradabile” o “compostabile” è anche nutriente (come questa ciotolina).

Biologia di un orto.

Quello biologico è l’aspetto legato al ciclo colturale e, più in generale, al ciclo vitale. Se la chimica e la fisica riguardano processi singoli che paiono slegati dal resto, la biologia è un ciclo continuo. Nel compost succede che gli scarti che noi aggiungiamo nutrono lombrichi, microbi, funghi e qualsiasi altro potenziale aiutante di babbo natale si trovi là dentro. Questi organismi mangiano e cagano a ripetizione, in una parola producono il compost, cioè terra molto nutriente e dalla struttura ottimale (come abbiamo visto). Nutrendo il terreno, questi microorganismi nutrono anche le piante, ogni volta che noi usiamo il compost nell’orto o nel giardino.

Quando la pianta ha dato tutti i suoi frutti, una delle cose che possiamo fare a fine stagione è mettere le sue spoglie nel compost, a strati e a pezzetti come avevo spiegato nel primo post di questa serie. In questo modo chiudiamo un ciclo e siamo pronti a ricominciare con microrganismi, decomposizione, processo chimico, terra nutriente, fisicamente a medio impasto, fatta in casa e biologica, semina, trapianto, raccolto, compostaggio dei resti… E di nuovo da capo in un ciclo vitale continuo.

Perché, perché, perché.

Perché usare il compost, dicevamo. Nei libri, gli argomenti di cui vi ho parlato oggi sono esposti nella sezione “come fare il compost” o in quella “che cos’è il compost”. Dopo averli letti, avrei potuto pensare che fare o usare il compost fossero cose troppo difficili, perché non ho gli strumenti per calcolare che ad ogni parte di azoto ne corrispondano sempre 20 di carbonio; e non ho nemmeno la forca per rivoltare o per interrare il compost. Ma io ho deciso di fregarmene della chimica e della fisica, e dei gas intestinali dei microrganismi – e per rivoltare il compost uso un bastone e per interrarlo uso il rastrello. Io ho deciso di procedere al compostaggio immediato, perché nel compost ho visto del potenziale!
Ho anche capito che non è sbagliato che questi argomenti noiosi siano anche nei libri per imparare a fare un piccolo orticello domestico: è sbagliato solo il loro titolo. Non come, cosa, quando, ma: perché usare il compost? Ebbene, usare il compost conviene, perché così non dobbiamo più pensare alla chimica, alla fisica e alla biologia dei prodotti che usiamo nell’orto. Equilibra tutto lui per noi. Gratis.

Usare il compost perché è praticamente perfetto.
Anche Matilde ha voluto partecipare al nostro compost offrendo alla causa una sua fogliolina ferita.
Saluti e ringraziamenti.

Bene, appurato quanto risparmio, quanta convenienza, salute, nutrimento e quanta vita ci sono nel compost non mi resta che augurarvi buon compostaggio domestico e invitarvi a usare il compost con fiducia e gioia nel vostro orto: compostate e decomponete! (Sembro un’invasata? in questo contesto orticolo ci sta, dai). Vi dò appuntamento a mercoledì per il glossario dell’orto che vi arriverà, assieme all’agenda di febbraio, tramite newsletter (clicca qui per iscriverti, coraggio). L’ultima puntata del ciclo di post sul compost è lunedì 7 febbraio. Verterà sulla tecnica, cioè il modo e il momento giusto per interrare il compost nell’orto (anche senza forca).

E voi? Misurate azoto, potassio e fosforo o non li avevate mai sentiti nominare? Controllate se ci sono nel terriccio, quando lo comprate, o chi se ne frega? Ma soprattutto: sapete perché sono sempre carenti nel terreno?

2 Commenti

  1. cri

    In effetti perchè sono sempre carenti? Se sono elementi così essenziali non mi torna che la terra ne sia carente…aspetterò con fiducia il prossimo post! E intanto scarico i tuoi pdf, prendo appunti e medito su come e dove fare la nostra compostiera 🙂

    1. Elle

      Sarà il mistero da risolvere nel 2018 🙂 Potrebbero essere elementi che si sviluppano solo in particolari condizioni che ora non si verificano più in natura… Fammi sapere se i pdf sono migliorabili, io intando perfeziono l’ultimo post della serie. Buona coltivazione Cri!

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