Tre film sugli orsi al festival del cinema di Trento.

Continuano i nostri va e vieni dal cinema Vittoria al cinema Modena di Trento, con capatine al Campo Base per pranzo. I film non sono tutti belli, naturalmente; anche noi abbiamo i nostri gusti. Ma in un festival internazionale come è quello di Trento, non si sa mai cosa si cela davvero dietro un titolo in lingua straniera e una locandina bella o brutta.
I film hanno tutti i sottotitoli in italiano, spesso sono presentati dal critico Sergio Fant, di cui aveva parlato Alli nel suo primo resoconto; oppure sono seguiti da un breve incontro con i registi o coautori che raccontano i perché e i per come del film, e io devo dire che un festival in cui tutto si svolge dal vivo è praticamente l’unico caso dove non mi dispiace andare dietro le quinte di una storia.

Andrea Arena e Nicola Imoli
Intervista al regista e all’autore di uno dei tre film sugli orsi (l’ultimo).

Quanto alle storie… be’, quest’anno i miei personaggi preferiti sono definitivamente gli orsi, che ho visto nei primi giorni in ben tre film molto belli che mi hanno totalmente rapita. In uno si parla di orsi indisturbati nel loro habitat naturale; nel secondo di orsi che convivono con l’uomo, grazie ad accorgimenti non scontati, oggigiorno, e meritevoli; nel terzo di leggende sull’orso che hanno portato a curiose somiglianze fra tradizioni in diverse aree d’Europa.

Kamchatka Bears. Life begins di Vladislav Grishin e Irina Zhuravleva, Russia.

Questo documentario è un vero e proprio film sugli orsi. È la storia di due orse e dei loro cuccioli. Un’orsa ha quattro cuccioli, l’altra ne ha due. Una breve introduzione a disegni racconta del letargo degli orsi e del loro risveglio in primavera, così abbiamo scoperto che le orse, dopo aver partorito, tornano in letargo ma il loro sonno è più leggero, perché devono badare ai cuccioli. Al risveglio partono per i loro giri, e i cuccioli stanno appresso a loro per imparare tutto ciò che c’è da imparare: cacciare, nuotare, sopravvivere.

Kamchatka Bears. Life begins di Vladislav Grishin e Irina Zhuravleva
Gli orsi cacciano i salmoni circondati da gabbiani. (Foto: Trento Film Festival)

Dal risveglio in poi le immagini sono quelle girate nella regione del Kamchatka, in Russia, dove questi orsi vivono praticamente indisturbati, con altri animali. Attraversano le stagioni spostandosi lungo i laghi, cacciando salmoni, sonnecchiando, e a volte litigando con altri orsi. Le due orse si incontrano solo una o due volte, per il resto ognuna prosegue da sola coi suoi cuccioli. E sono loro che a me sono piaciuti di più!

Kamchatka Bears. Life begins di Vladislav Grishin e Irina Zhuravleva
Orsetto mammone, come tutti i cuccioli. (Foto: Trento Film Festival)

Giocherelloni, coccoloni, curiosi come cuccioli di cane o di gatto; pare quasi di vedere l’innocenza e la curiosità nei loro occhi; e alcuni primissimi piani bellissimi, o la scena dell’allattamento (lei a pancia all’aria, beata, un orsetto a destra, l’altro a sinistra) hanno messo a nudo l’indole tranquilla e coccolona anche delle orse adulte. Io, non serve dirtelo, ho pensato per tutto il film: voglio un orsetto!

Naturalmente è un pensiero scherzoso. Sono convinta che questi animali debbano vivere nel loro habitat naturale, a contatto con altri animali immersi nella natura selvaggia; e non chiusi in gabbia, addomesticati o trattati come pupazzi da sfoggiare. Lo penso anche di cani e gatti, ma per loro, forse, non c’è più speranza: a stare con gli esseri umani si sono completamente rincoglioniti. Nel prossimo film, però, è affrontato proprio questo aspetto apparentemente irrecuperabile del rapporto degli animali con l’uomo.

Kamchatka Bears. Life begins di Vladislav Grishin e Irina Zhuravleva
Orsetti curiosi e simpaticissimi. (Foto: Trento Film Festival)

Kamchatka, habitat ideale… reale.

La regione del Kamchatka, e in particolare questa riserva federale, chiamata anche “paradiso degli orsi”, ha ospitato per circa sette mesi le riprese discrete dei due registi, Vladislav Grishin, un habitué del film documentaristico, e Irina Zhuravleva, impegnata da sempre in progetti sull’atteggiamento responsabile nei confronti dell’ambiente. Ne è venuta fuori una bella fiaba non disturbata da una voce fuori campo, ma raccontata solo per immagini e attraverso i suoni originali della natura: l’acqua, il vento, la pioggia, i versi degli orsi, degli uccelli e di altri animali che popolano la regione. Sembrava quasi di essere lì e di aver giocato da sempre con gli orsetti curiosi che, finiti i giochi, saltellano dietro mamma orsa per rimettersi in viaggio.

Quanto a Elle e Alli, ci consoliamo eleggendo l’orso a nostro animale guida: Alli in particolare apprezza l’usanza del letargo da novembre ad aprile, io condivido il non voler esser disturbati mentre si mangia. Ma di questo parla il prossimo film sugli orsi.

Sito ufficiale di Kamchatka Bears. Life begins: http://lesfilm.ru

Living with Wildlife di Leanne Allison, Canada.

Ci spostiamo in Canada, nella Bow Valley, una zona che negli ultimi vent’anni ha visto aumentare enormemente la presenza dell’uomo. Questo documentario è fatto di interviste e di immagini dalle telecamere nel bosco, che monitorano il comportamento degli animali selvatici. Questa, infatti, è la storia di una convivenza che si è fatto di tutto per rendere pacifica e rispettosa di entrambe le parti.

Esisteva da tempo una città in questa zona, ma inizialmente era piccola e spopolata, e l’unico problema lo si aveva con gli orsi: quando hanno fame non guardano in faccia a nessuno, seguono l’istinto e l’olfatto e si prendono quello che c’è. Bacche dagli arbusti della zona o rifiuti dai cassonetti.

Film sugli orsi e fame da lupo
Film sugli orsi e fame da lupo. Al campo base del TFF la cucina tipica trentina soddisfa anche le vegetariane.

Il problema di ordine pubblico è più grosso di un orso.

Le guardie forestali intervistate, ma anche gli studiosi che hanno affrontato il problema dei grizzly in questa regione, raccontano che da quando l’attività umana è aumentata, sono aumentati anche i rifiuti prodotti, e con loro gli orsi. La prima soluzione messa in pratica ormai più di dieci anni fa è stata quella di costruire cassonetti con una maniglia che si afferra dal basso. Non sono chiusi a chiave, non serve la tessera, non c’è da digitare un pin: basta sollevare il coperchio. Ma gli orsi non riescono a fare il gesto dal basso verso l’alto con la zampa dentro la maniglia, quindi ora questi cassonetti sono a prova di orso.

Living with Wildlife di Leanne Allison
Corridoio di attraversamento animali selvatici: l’orso grizzly. (Foto: Trento Film Festival)

Display luminosi lungo la strada avvertono che gli orsi sono usciti dal letargo (ovviamente affamati) e che quindi non bisogna lasciare la frutta sugli alberi (è primavera infatti). La seconda soluzione è stata quella di sostituire tutti gli alberi da frutto lungo i viali o le piste ciclabili, con varietà di meli che non danno frutto ma fanno solo fiori.

Gli animali selvatici non sono babau.

La terza soluzione, visto che gli orsi comunque si aggirano al limitare del bosco e della città per cercare cibo, è quella di una fitta rete di guardie forestali che tengono d’occhio la zona quando un orso viene avvistato. La cosa che ha stupito me e Alli, è che è obbligatorio per le persone portare con sé uno spray anti orso non meglio specificato; mentre gli orsi non vengono allontanati. Gli orsi si trovano nel loro ambiente naturale; ed è possibile che si avvicinino troppo, in cerca di cibo, sopratutto nelle annate più scarse. La ricerca di cibo può essere stressante, non riconoscono più l’ambiente che i loro geni avevano memorizzato nei secoli; disturbarli mentre mangiano può rivelarsi molto pericoloso. Non per cattiveria attaccano, ma per difesa da qualcosa che non capiscono.

Questa maniera di affrontare il problema mostrando grande comprensione della natura del singolo animale, non solo conoscenza, ci ha colpiti molto.

Living with Wildlife di Leanne Allison
Puma alle porte della città. (Foto: Trento Film Festival)

Anche gli animali selvatici hanno una vita.

Telecamere nel bosco mostrano che le zone che un tempo erano territorio esclusivo degli animali, oggi sono sempre più frequentate dagli esseri umani: persone che fanno sport, che portano a spasso il cane, che fanno escursioni naturalistiche. Se la città è istruita, i numerosi turisti sono sempre sprovveduti. La quarta soluzione è quella di non vietare a nessuno di fare sport o passeggiate nel bosco; ci sono però degli obblighi: portare uno spray anti orso, o fare rumore per avvertire gli animali della propria presenza, per non spaventarli all’improvviso, sono solo due esempi.

Living with Wildlife di Leanne Allison
Alce sulla pista ciclabile. (Foto: Trento Film Festival)

Un’altra soluzione riguarda lo stile di vita stesso degli animali. Loro infatti si adattano nel tempo; se capiscono che durante il giorno il bosco è pieno di umani, escono la notte. Molte persone però vanno a correre la notte, con le lampade da minatore attaccate alla fronte; per gli animali così oltre alla sorpresa di vedere il bosco affollato, c’è anche lo spavento di una luce potente che si muove da sola. Le bestie però devono potersi spostare, per cecare cibo, per le loro migrazioni personali, per lo scambio genetico; e per altri motivi che gli studiosi hanno individuato come esigenze specifiche per il mantenimento della specie.
Ecco quindi che a orsi, puma, alci (e animali simili… caribù?) e compagnia bella, sono stati dedicati percorsi ben precisi: corridoi delimitati da reti in città; o cavalcavia (sull’autostrada, che taglia il bosco) ricoperti di vegetazione per favorire gli spostamenti senza pericolosi incidenti stradali. E senza spaventi mortali alle persone in città, che così possono anche osservare gli animali attraverso la rete. Senza infastidirli.

Sito ufficiale di Living with wildlife: http://www.beingcaribou.com/necessaryjourneys/film.html.

Taming Winter. Una storia di carnevali e orsi di Andrea Arena, Italia.

In questo film documentario, il regista Andrea Arena, assieme a un suo amico antropologo, si spostano in cinque tappe europee per seguire rituali legati all’orso. Se ti sembrano cose ancestrali, sappi che dietro la parola “rituale” c’è niente di più che il carnevale. Il loro viaggio è durato un anno, da carnevale a carnevale, passando a dicembre in Alto Adige per la festa di san Nikolaus. La loro ricerca è partita dalla Sardegna, dove il regista si trovava per un altro documentario, quando è incappato nella figura del mamuthone, maschera tipica del carnevale nelle regioni al centro dell’isola. Se sai già che io sono sarda, puoi capire perché in me e Alli si è risvegliata la curiosità.

Taming Winter. Una storia di carnevali e orsi di Andrea Arena e Nicola Imoli
La maschera sarda del mamuthone. (Foto: wikipedia)

Il regista ha chiesto a un antropologo suo amico, Nicola Imoli, con cui ha scritto il film, spiegazioni su maschere e rituali di carnevale che richiamano figure di animali. E benché io fossi convinta che i mamuthones fossero tori, è venuto fuori che sono legati alla figura dell’orso. Infatti i due hanno intervistato diversi studiosi e hanno estrapolato quattro storie di rituali di carnevale e una storia di natale, che vedono mescolarsi l’orso con il diavolo con i rituali di primavera con la religione cattolica e con il paganesimo non del tutto sopito.

Taming Winter. Una storia di carnevali e orsi di Andrea Arena e Nicola Imoli
Festa dell’orso in Piemonte. (Foto dal web)

Un film sugli orsi, quindi.

Le storie toccano il centro della Sardegna coi mamuthones, l’Alto Adige con il Krampus, il Piemonte con sant’orso (come è chiamato dagli abitanti del paesino nella val di Susa protagonista del film); fino ai Paesi Baschi e alla Finlandia. Io ho pensato subito: sono tutte zone isolate, ecco perché sopravvivono i rituali dell’orso. Ma questo è banale, la particolarità sta nel fatto che regioni così diverse fra loro abbiano conservato rituali carnevaleschi simili, addirittura in Sardegna non ci sono mai stati orsi; eppure la somiglianza è sorprendente.

Nel rituale si scontrano due tipi di personaggi, interpretati ognuno da diverse persone vestite in un certo modo: pelli di pecora e campanacci, per la vittima che cerca di scacciare gli spiriti maligni e l’orso facendo molto rumore. La corda per il cacciatore, che deve catturare e uccidere l’orso, garantendo prosperità al gregge (o alla mandria) e fertilità alla terra. I rituali dell’orso risalgono al mesolitico, dice l’antropologo, ossia all’epoca di passaggio dall’uomo cacciatore e raccoglitore, all’uomo agricoltore. Anche il periodo in cui si svolge il carnevale è un momento di passaggio: dall’inverno alla primavera. Un momento importante sia per l’orso (che esce dal letargo) sia per l’uomo (che riprende le attività agricole).

Taming Winter. Una storia di carnevali e orsi di Andrea Arena e Nicola Imoli
Carnevale basco. (Foto dal web)

Un rituale pagano.

C’è l’orso, c’è la prosperità del villaggio in pericolo, c’è la corda e ci sono le campane: questi gli elementi in comune. Sardegna, Piemonte e Paesi Baschi hanno in comune anche fiumi di vino. Inoltre: una volta catturato, l’orso va ucciso, e un altro elemento comune ai rituali di questi diversi Paesi, dicono gli studiosi intervistati, è che l’uccisione dell’orso viene sempre negata. È in letargo, dorme – si dice. Uno dei motivi può essere che l’orso, in fondo, era considerato una specie di divinità; ucciderlo non si poteva. Filmati d’epoca mostrano come i cinque rituali, e le feste di carnevale di oggi, siano molto simili fra loro; e questo nonostante oggi, in generale, si sia perso il legame col significato originario della festa.

Inoltre, ovunque la religione cattolica (e non solo lei) ha cercato di sradicare, o sostituire, i rituali pagani. Per esempio, in Sardegna si fa combaciare l’inizio del carnevale con la festa di sant’Antonio; nei Paesi Baschi, per aggirare il divieto della dittatura franchista, si cominciò a chiamare il carnevale “festa di fine inverno”.

Il Krampus in Alto Adige
Saluti dal Krampus. (Foto da wikipedia)

Il diavolo.

Anche la festa in Alto Adige, legata al san Nikolaus che porta i doni il 6 dicembre, vede partecipare maschere ben precise, ma in questo caso non si tratta di un orso. A Brunico, infatti, il personaggio cattivo è il diavolo, che viene a punire (con la corda o una frusta) i bambini che sono stati cattivi. Qui le maschere non sono intagliate nel legno, né semplici cappucci di stoffa, ma i personaggi indossano maschere di gomma con la faccia da diavolo; nel film vediamo anche truccatrici all’opera. Tutto è molto professionale o teatrale, la sfilata sembra una vera e propria coreografia. Si vede che qui siamo praticamente in Germania e quindi nulla è lasciato al caso, eppure il senso del rituale è lo stesso: esorcizzare il male.

Taming Winter. Una storia di carnevali e orsi di Andrea Arena e Nicola Imoli
Il Krampus altoatesino esce a dicembre. (Foto dal web)

Perché l’orso?

Secondo gli studiosi intervistati nel documentario, nell’orso l’uomo primitivo riconosceva sé stesso; infatti l’orso ha un corpo molto simile a quello dell’uomo, benché più grosso. L’uomo credeva di discendere dall’orso, lo considerava una divinità e il rituale dell’uccisione equivaleva a un sacrificio propiziatorio. Io ho notato che diverse città europee hanno come simbolo sullo stemma un orso, e questo è sempre in piedi su due zampe. Come un uomo. Significherà qualcosa? Sicuramente, come dice Alli, ha avuto un ruolo in questa scelta il fatto che in Europa non ci sono scimmie.

Sito ufficiale del regista Andrea Arena: http://www.andreapuntoarena.com/.

 

Sito ufficiale:  trentofestival.it
Il programma in pdf: TrentoFilmFestival2018.pdf

E tu, bel bambino, conosci altri film sugli orsi? Come si festeggia dalle tue parti il carnevale? C’è una maschera che ricorda gli orsi? E gli orsi veri ci sono? Cosa mangiano?

5 Commenti

  1. Diego Alligatore

    Bel post, che mostra uno dei fili rossi del TFF 2018, almeno quello seguito da noi, cioè l’orso. Stupendo il doc russo, un documentario come si facevano una volta, completo e rispettoso della natura. Importante “Taming Winter. Una storia di carnevali e orsi”, che spero trovi un distributore. Regista e amico/collaboratore antropologo molto bravi e preparati. Io, essendo mezzo altoatesino ricordo di essere stato inseguito da un Krampus quando ero bambino (forse perché ero un bambino cattivello … ah, ah, ah).

    1. Elle

      Ahahaha Alli cattivello! Quest’anno niente Krampus, garantisco io per te ^_^
      Io da piccola, non so perché, vedevo solo documentari sugli elefanti… l’orso mi mancava!

  2. Molto interessante! Qualche anno fa mi hanno regalato un bel libro: Bernd Brunner, Uomini e Orsi, grazie al quale ho scoperto cose fantastiche, tipo questa idea della discendenza, della quale parli, e anche che alcuni si prendevano effettivamente un orsetto come animale domestico (per poi liberarsene appena metteva gli unghioni). Una letture interessante se vi va di approfondire. Ciao!

    1. Diego Alligatore

      Sulla discendenza dagli Orsi, ci potrei credere, certi sembrano veramente degli uomini, in particolare quando si alzano su due zampe. Su chi prende un cucciolo, fingendo che poi diventerà grande, sarebbe ora di metterci una pietra sopra (bella grossa). Bel libro interessante, come questi film visti al TFF 2018.

    2. Elle

      Molto interessante anche il libro di cui parli. Io che mi sono invaghita degli orsi vorrò leggerlo senz’altro! Non arriverei però a volerne davvero uno, non solo perché sono contraria all’animale domestico in generale, ma anche perché addomesticare un animale come l’orso secondo me è crudele, gli togli il suo bene più prezioso – la libertà della sua vita – per costringerlo secondo le regole umane (me lo immagino ad aprire il frigo per vedere cosa c’è di buono oggi ahahah)! Quanto alla discendenza… chissà, forse è il motivo per cui è sullo stemma di molte città (oltre che a Berlino l’avevo visto anche a Madrid), o forse quello sullo stemma è scaramantico, per tenerlo lontano dalla città 😉
      Libro segnato, grazie per la dritta. Ciao ciao!

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