In palude con Captain Mantell.

Captain Mantell, Dirty White King, 2017
Captain Mantell, Dirty White King, 2017.

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: Alternative Rock
DOVE ASCOLTARLO: Nel bandcamp della band, ad esempio.
LABELS: Overdrive Records, Dischi Bervisti, Dischi Sotterranei, Cave Canem
PARTICOLARITÀ: trio chitarra/voce, sax, batteria con sonorità sperimentali
SITO ufficiale Captain Mantell e pagina FB
CITTÀ: Treviso, Venezia, Teramo
DATA DI USCITA: 20 marzo 2017

L’INTERVISTA

Come è nato Dirty White King?

DWK è il successore di Bliss, il precedente lavoro di Captain Mantell, al quale siamo parecchio affezionati. Dovevamo scrivere qualcosa che alle nostre orecchie fosse altrettanto bello e magari migliore, un’evoluzione del nostro precedente suono. Dovevamo “andare avanti”, come è tradizione della band, senza fermarci su uno stile ma inventandocene uno nuovo. E questo è quello che abbiamo fatto.

Perché questo titolo? …a chi vi riferite?

Questo titolo raccoglie molte suggestioni. Non mi era mai successo di decidere il titolo prima di lavorare ad un disco. Di solito è l’ultima cosa che decidiamo. Questa volta il titolo è stata anche la genesi di tutto. È nato come un gioco di riferimenti ai dischi che avevamo deciso di prendere come ispirazione per la composizione. Poi però è come se avesse preso il comando creativo della faccenda e si è fatto spazio nella mia mente sotto forma di una storia da raccontare…
Questa storia aveva bisogno di una musica aderente alla narrazione. Quindi in un certo senso la produzione dell’intero album è stata pensata come una colonna sonora che accompagna lo svolgimento della storia, e ne evidenzia le atmosfere e gli avvenimenti.

Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

Il disco precedente di Captain Mantell è una “presa diretta” cioè un live in studio e lo adoriamo per la sua spontaneità e verità. Ma per DWK avevamo bisogno di lavorare in maniera diversa, curando di più l’aspetto della registrazione per riuscire a raggiungere esattamente le atmosfere che avevamo in mente per il singolo pezzo. Quindi da una prima fase di provini, abbiamo registrato una preproduzione live per capire quali fossero le parti strutturali fondamentali dei pezzi (anche in relazione alla resa nei concerti). A questo è seguita la registrazione vera e propria del disco, questa volta a tracce separate (strumento per strumento, non tutti insieme). Un lavoro lungo e molto focalizzato che ha portato ad un risultato che ci soddisfa a pieno.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?

Il momento che mi ha colpito di più è stato il riascolto del prodotto finito dopo aver concluso i mix. Nonostante il disco avesse delle coordinate ben precise a livello di concetto e conseguentemente di produzione, le composizioni musicali provenivano da momenti diversi ed erano slegate da un qualsiasi contesto. Le canzoni vengono quando vogliono loro, non quando vuoi tu! E devi pure essere bravo ad acchiapparle… Quindi fino alla fine non avevo la certezza che il disco fosse coerente con se stesso. Il primo ascolto totale del lavoro finito mi ha davvero sorpreso per la compattezza e la linearità dello svolgimento, togliendomi ogni dubbio. Questi pezzi erano fatti per stare insieme… e in quest’ordine.
Un momento simpatico è stato anche quando Nicola Manzan è venuto in studio e ascoltando un pezzo con uno scambio dinamico 0-1000 ha fatto un salto sulla sedia… Ci ha guardato con una faccia che mi ricorderò per sempre dicendo: “Oh… ho preso paura! Davvero!”. Per me a quel punto la missione era già compiuta!

Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? Togliamo il se?

Come dicevo, il titolo ha influito molto sui contenuti dell’album. Come fatalità in quel periodo mi stavo informando sulla storia di alcuni regicida, in particolare mi colpì molto riscoprire la storia di Gaetano Bresci. Era un anarchico, ma fondamentalmente una persona qualunque che, indignato dal suo comportamento, decide di uccidere il Re d’Italia Umberto I. Lo fa nel 1900 con tre colpi di pistola dopo essere rientrato in Italia dall’America, dove si era trasferito per lavorare come tessitore. Alla fine morirà in carcere in circostanze misteriose… Egli dichiarò: “Non ho inteso uccidere un uomo, ma un principio”.

Beh, mi ha ispirato molto. Anche se io uso la chitarra e non la pistola… Lo Sporco Re Bianco è il simbolo del potere al quale indignarsi e ribellarsi, e questa è la storia che raccontiamo in versione poetica durante il disco. Non ci sono riferimenti di tempo né di luogo. Non c’è neanche un personaggio principale, ogni canzone esprime i pensieri e le emozioni dei suoi protagonisti. Il metaforico regnante viene ucciso e il regicida viene braccato fino alla morte. E il cerchio si chiude per ricominciare da capo senza che nulla sia cambiato… forse.

C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri di Dirty White King? …che vi piace di più fare live?

Mmmmm, citerei un pezzo che probabilmente suoneremo poco live. Inner Forest è una canzone che abbiamo scritto in collaborazione con Francesco Chimenti dei Sycamore Age, band che adoriamo. Francesco ha suonato il violoncello elettrico e cantato (con la sua voce meravigliosa) delle parti composte da lui, su una mia idea di base. Questo connubio ha portato alla scrittura del pezzo più strano del disco, in parte psichedelico e in parte aggressivo, con uno svolgimento pieno di colpi di scena. Per la prima volta ho deciso di cantare anche io nel pezzo (con gli altri featuring vocali ho sempre lasciato cantare un intero pezzo all’ospite senza “intromettermi”), e devo dire che lo scambio vocale tra noi due è una cosa che mi emoziona ogni volta che lo risento. Spero avremo modo di suonarlo insieme su un palco un giorno!

Come è nato produttivamente il cd? Come sono nati tutti questi apporti produttivi ai Captain Mantell?

Abbiamo la fortuna di avere due studi di registrazione in tre musicisti. Io e Sergio lo facciamo di lavoro. Questo ci ha permesso di curare ogni aspetto della produzione al millimetro. Dalla registrazione, nella quale abbiamo sperimentato molto raggiungendo dei suoni di sassofono e di chitarra che volevamo non aver mai sentito prima; fino al complesso arrangiamento, mix e master. Agli archi come sempre c’é Mr. Nicola Manzan, che ha conferito ancora più spessore drammatico nei punti giusti.

Da urlo la copertina: orrori e umori che escono da un buco nero… cosa rappresenta? Chi è l’autore?

Michele Carnielli, in arte Seals Of Blackening ha fatto un capolavoro. Dal vortice escono le cose che lui ha “visto” ascoltando il nostro disco e leggendo i testi. E noi troviamo che abbia assolutamente centrato l’obiettivo dando la perfetta veste grafica al contenuto dell’album.

Captain Mantell, Dirty White King, 2017
La formazione dei Captain Mantell.

Come presentate dal vivo questo album?

Saremo solo noi tre Captain Mantell: io alla chitarra e voce, Mauro Franceschini alla batteria e Sergio Pomante al sassofono. Abbiamo già fatto qualche prova in previsione del tour che partirà a fine marzo. La sfida di questo live è quella di riuscire a portare sul palco i suoni estremi che abbiamo raggiunto in studio. Per fare questo abbiamo pensato di eliminare gli amplificatori per chitarra e sax e di lavorare con i suoni in diretta nell’impianto. E il risultato ci ha impressionato per come ci restituisce esattamente il feeling del disco, pur essendo solo in tre e non usando alcun tipo di basi o supporto elettronico.

Altro da dichiarare?

Ne approfittiamo per salutare e ringraziare le entità che ci hanno permesso di pubblicare questo nostro lavoro: Overdrive, Dischi Bervisti, Dischi Sotterranei e Cave Canem DIY. E vi ricordiamo le prossime date del tour, così se vi abbiamo incuriosito sapete dove trovarci!
29/04 CSC – Vicenza
04/05 Sub Cult Fest – Padova
05/05 Tetris – Trieste
26/05 Off – Lamezia Terme
27/05 Sir Drake – Soverato
Per le date successive e per qualsiasi altra info potete trovarci sul sito e sulla pagina fb.

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