Orto di febbraio: riassunto di fine mese.

Febbraio è finalmente finito. Il mese che per me è, da anni, il più lento e il più lungo. Più lento e più lungo anche di gennaio. Mi vanto di godere dell’inverno e nello specifico del letargo invernale, ma mi prende comunque una certa inquietudine che, ogni anno, ha una motivazione diversa. Arriverò alla fine dei miei giorni con la risposta, me lo sento.

La neve.

A febbraio ha nevicato di nuovo, e sarà stata la neve a infastidirmi. L’aspettavo, la volevo, ma come dicono i proverbi cinesi “stai attento a quello che desideri, perché potresti ottenerlo”. Nulla di più vero: la neve è arrivata a coccolarmi gli occhi e lo spirito proprio quando io avevo preso la rincorsa verso la primavera, le semine di primavera, i prati in fiore di primavera, le gite di primavera e chissà cos’altro covavo nel profondo. Tutte cose che con la neve non si possono fare.

È stato bellissimo. Io e Alli ce ne siamo rimasti a casa al calduccio, con tazze di tè, libri da leggere e sulle gambe calde copertine poliestere 90% (non pensiamoci). Siamo andati al cinema solo una volta, abbiamo fatto un’unica uscita per la spesa grande in vista della grande nevicata, e abbiamo aspettato fiduciosi i fiocchi di neve. La notte, più profondo era il silenzio, più noi ci guardavamo sicuri che quel silenzio fosse il rumore della neve. L’abbiamo cercata come altre coppie cercano un figlio. Non nel senso che… cioè s… va be’ lasciamo stare.

La neve è arrivata come da previsione, con alcune spruzzate di preavviso che ci hanno colto di sorpresa e riempiti di molta più attesa. Abbiamo fatto una vacanza in casa come fosse una settimana bianca di quelle che ti bloccano in montagna per giorni con pochi viveri (noi ne avevamo molti) e siamo usciti a passeggiare praticamente solo nell’orto dove abbiamo fatto poche foto e raccolto qualche cavolo per cena.

Neve nell'orto di febbraio
Neve e gatti nell’orto di Elle e Alli.

Aglio, patate e cipolle.

La prima nevicata è stata di giovedì, il giorno della zuppa di legumi e cereali, in cui non mancano mai le verdure, di solito cavoli, per la precisione il nostro cavolo nero. Mentre fioccava di brutto e prima che facesse buio, verso le 15 siamo usciti per prendere qualche foglia di cavolo e per coprire meglio le nuove semine. Assieme alla scorta di viveri avevamo comprato un telo protettivo da mettere sull’aglio e le cipolle, non ti so dire se siano sopravvissute al calo brusco di temperature che, all’inizio di febbraio, non erano assolutamente state messe in conto. Se e quando spunterà qualcosa dal terreno ne riparleremo. Non ti so dire nemmeno se ho sprecato un etto di patate germogliate seminandole così presto a febbraio nell’orto. Quest’anno potrei scoprire che era meglio quando facevo peggio, quando mi dimenticavo, rimandavo, improvvisavo e seminavo a primavera già iniziata. D’altronde febbraio e marzo vanno bene, se vanno, al sud, mica qui. Questa volta, però, ha nevicato anche a sud senza ritegno.

Patate e verze nell'orto di febbraio.
Patate germogliate, semi interrate vicino alla verza.

Cavolo “romano”.

Nell’aiuola del cavolo nero c’è anche il cavolo romano. Quando abbiamo fatto la spesa Alli mi ha indicato un cavolo romano ben diverso dal nostro: verdino ma con i bozzi a punta. Il vero cavolo romano. Noi avevamo comprato le piantine l’anno scorso come “cavolo romano” e vedendo crescere il frutto verdino abbiamo continuato a chiamarlo così senza pensarci. Senza pensare che dalla forma sembrava semmai un cavolfiore verdino. Ma visto che i cavoli sono un guazzabuglio di varietà, abbiamo lasciato perdere subito queste disquisizioni senza senso. I nostri cavoli romani quel giorno erano due, uno più piccolino e uno pronto da cogliere e così l’abbiamo raccolto. Le sue foglie a volte le metto nella zuppa, basta lavarle bene dalla terra e togliere le parti bruciate dal freddo o smangiucchiate dagli insetti. Il cavolo invece l’abbiamo mangiato con la pasta il giorno dopo.

Cavolo romano dell'orto di febbraio
Cavolo romano. Gli ultimi hanno un po’ sofferto, e perso il loro colore caratteristico.

Cavolo nero.

Il cavolo nero ci ha riservato una bella sorpresa. Ricorderai che ci era arrivato ad agosto e che aveva mostrato sin da subito di avere tutti i requisiti per morire entro poco tempo. A questi si erano aggiunti vari problemi nell’orto e alla fine, vederlo ancora lì eretto e tranquillo come una palma su una spiaggia tropicale, avrebbe potuto farci gridare al miracolo. Ma noi non siamo tipi che urlano queste cose assurde. Il cavolo nero, semplicemente, si è trovato bene e ha preso a crescere. In questi mesi abbiamo preso più volte le sue foglie per la zuppa; erano sei piante e ne abbiamo tolto via solo una che si era ammalata. Forse avremmo dovuto aspettare che crescesse folto e rigoglioso, ma noi non ci siamo riusciti. Stavolta, però, pensavo davvero di mozzarlo e portarmelo intero in cucina, come avevo appena fatto col cavolo “romano”, ma mi sono fermata con le forbici a mezz’aria quando ho visto che… Sotto le foglie più basse, vicino alle cicatrici delle foglie che avevo tagliato per tutte le altre zuppe del giovedì, c’erano nuove minuscole foglioline!

Hai presente quando si va in brodo di giuggiole con gridolini estasiati e qualcuno si allarma e ti chiede “Cosa c’è? Cos’è successo?”. Ecco Alli ha reagito così. Io però l’ho subito tranquillizzato che si trattava di una buona notizia, di una notizia carinissima. Il cavolo nero si dice che apprezzi il freddo e il gelo, mi sa che è vero.

Cavolo nero nell'orto di febbraio
Cavolo nero nell’orto di febbraio.

Cavolo verza.

Con il cavolo verza, invece, finora sono riuscita a trattenermi. Sarà che è stato in fin di vita per parecchio tempo e che solo il freddo l’ha salvato da morte certa. Sarà che di sei che ne avevamo ne ho già sprecati due per colpa delle cocciniglie che li avevano attaccati. Ma io questi che ci sono rimasti li voglio far arrivare fino al massimo sviluppo. Mangeremo verze a primavera, non importa, ma voglio che arrivino a vedere il sole, il calore, le coccinelle e le api, non si meritano una fine adesso. Perciò, ogni volta che Alli vuole fare i pizzoccheri (si è lanciato con questa ricetta e non sarò certo io a fermarlo) e mi chiede a che punto sono le nostre verze e mi guarda con quegli occhioni, io resisto e dico che no, non sono ancora pronte, dobbiamo aspettare che arrivi la bella stagione (io invece mi sono fissata con l’espressione “bella stagione”, mi piace molto). Dopo la nevicata, visto che il loro telo protettivo si era spostato, le verze erano sotto la neve e io ce le ho lasciate. Nei giorni successivi ha piovuto e la neve si è sciolta tutta in poco tempo. L’uggia è rimasta.

Verze e compostiera nell'orto di febbraio
Le verze sotto il loro telo protettivo.

Broccoli e bietole.

I broccoli erano sbocciati già a gennaio, piccoli broccoletti carini carini. Ne abbiamo in due posti diversi, nell’orto principale e nell’orto sperimentale; in quest’ultimo sono arrivati dopo e sono più lenti. E lì la neve si è fermata più a lungo. Anche con le bietole ci siamo sdoppiati; ma di queste, nell’orto principale, ne è rimasta solo una (o sono due?), mentre nell’orto sperimentale sono sei e a me sembrano molto più vive. Sono piccole ma hanno sempre nuove foglie, belle verdi e spesse, ma devo aggiungere che io non le ho più viste dopo la nevicata. Alli ha la spiegazione per queste differenze: nell’orto sperimentale ha due aiuole e in una, quella dove ha trapiantato le sei bietole e due broccoli, l’anno scorso aveva coltivato le arachidi. Questi sono legumi, quindi hanno fertilizzato moltissimo la terra. Nell’altra aiuola invece aveva provato a coltivare i meloni, che sono abbastanza esigenti e dopo i quali sarebbe stato meglio coltivare legumi, non cavoli (altrettanto esigenti dei meloni).

Orto sperimentale sotto la neve.
Orto sperimentale sotto la neve: in primo piano a sinistra i broccoli a destra le bietole. Sepolte.

Per ora non abbiamo nient’altro nell’orto di febbraio, a parte un’aiuola di rucola mezzo gialla, che forse non raccoglieremo più. E una o due calendule che non hanno intenzione di sfiorire e che anzi nella neve risaltavano ancora più vive e brillanti. L’aria però è grigia, e questo non favorisce il buonumore, l’energia e la vitalità che conto di riacquistare da adesso in poi. Ci conto davvero.

Broccolo nell'orto biologico
Broccolo solitario.

Per il tuo buonumore.

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6 Commenti

  1. cri

    Beh dai, per essere febbraio c’è tanta vita nel vostro orto!! Noi siamo in fase di semenzaio e stiamo cercando di capire dove e come piantare le mille cose che vorremmo piantare nei nostri pochi metri quadri.
    A guardare la vostra verza, mi sa che anche il vostro orto è molto amato dalle lumache..o mi sbaglio?
    Infine, secondo me quello che chiamavate broccolo romano è questo http://amicidellortodue.blogspot.it/2018/03/cima-di-cola.html
    Il broccolo romano vero io lo chiamo broccolo di Fibonacci, potrei stare ore ad ammirarlo…invece dopo un po’ lo metto in padella e lo servo con la granella di nocciole sopra, una delizia!

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