Orto a maggio: carico di fiori, carico di idee, carico di entusiasmo!

Ad aprile mi sono dimenticata di dire che abbiamo fatto il nostro primo giro in bici, e ne abbiamo fatti altri due a maggio! Mi sento molto carica in questo senso. E non sono l’unica: la magnolia è fiorita, il ciliegio è fiorito, il prato è fiorito! Abbiamo comprato alcuni allori per proseguire la siepe, sono malaticci, li abbiamo salvati da morte certa, uno in particolare è messo male; li abbiamo trapiantati e ora io li sto curando con amore, ho tolto le foglie vecchie e li innaffio regolarmente. Spero che si riprendano.

Rettangolo due.

Nell’orto a maggio le patate son cresciute senza pianta, cioè sotto c’è qualcosa, ma sopra non c’è pianta. L’ho scoperto perché pensavo già a cosa metterci al loro posto, ma quando ho trapiantato lì vicino le lattughe, ho disotterrato qualche nuova patatina. Cosa staranno combinando là sotto? Sarà normale tutto ciò? Forse i germogli molto maturi che avevano reagiscono così all’interramento… Saranno buone da mangiare (se cresceranno)? I piselli al loro fianco stanno bene, danno i primi frutti e io che avevo controllato mille volte se potevo metterli vicino alle patate (sì, potevo) ora sono più tranquilla. Poco distante nello stesso rettangolo è dove ho trapiantato le lattughine, che sono cresciute bene nella serra ed erano da diradare, ma non sapevo se fosse già tempo di trapiantare in piena terra. Be’, è andata bene, sono molto belle e rigogliose!

Rettangolo uno.

Nell’altro rettangolo prosegue il ciclo vitale di finocchi e spinaci, anche i piselli crescono bene, si sono uniti al gruppo i ravanelli, che secondo me erano facili e crescono anche nel deserto. E infatti ne abbiamo già raccolto qualcuno (anche se avrei dovuto seminarli a uno a uno). Ho interrato altre patate, già hanno il loro ciuffetto verde, e seminato vicino a loro il lino (i semi comprati da mangiare) che è già nato anche lui. Il pomodoro sardo è stato, assieme al pomodoro cuore di bue, un acquisto improvviso, diciamo a sentimento. Una piantina ciascuno, trapiantate entrambe vicino agli spinaci, ma quella del pomodoro sardo ha già dato i primi due frutti, verdi, minuscoli, ma promettenti! In un altro rettangolo stretto e lungo abbiamo messo fagioli e fagiolini. Nel semenzaio infine si sono aggiunti i vasetti in cui ho seminato i cavoli cappucci.

Orto a maggio: l’entusiasmo non basta.

A fine mese oltre a raccogliere i primi piselli, ho trapiantato tutti i pomodori e le melanzane, e comprato tre petunie da affiancare ai fagioli e fagiolini già attaccati dagli afidi bastardi. In realtà volevamo il nasturzio, ma nessuno ce l’ha qui nei vivai; una petunia l’abbiamo messa vicino al ciliegio, da cui abbiamo raccolto anche quest’anno solo una manciata di ciliegie* e che sembra proprio malato, poverino sarà da abbattere.

Orto a maggio: le ciliegie
Orto di Elle e Alli: la raccolta delle ciliegie il 29 maggio.

Le aromatiche nell’aiuola dell’anno scorso sono tutto un rigoglio; manca solo il coriandolo che non ho ancora seminato (ho i semi presi dalla pianta dell’anno scorso), mentre l’origano e la melissa stanno dando il meglio di sé stessi, che belli! La menta si è giustamente sparsa ovunque, per la felicità di Alli che la usa per farsi il tè più buono del mondo, mentre la salvia sembra un boschetto. E non parliamo della lavanda! C’è una nuova pianta, dalle foglie pelose ci sembra la borragine, ma non l’avevo spostata altrove l’anno scorso (e, così facendo, ammazzata)? Mah…

Bene. I programmi per l’estate sono già scritti, le rotazioni sono state decise, Alli ha ricavato anche un altro spazio per coltivare i suoi ortaggi preferiti. Intanto sono iniziate le piogge, noi abbiamo bisogno di ferie e di caldo, ma il nostro orto è ben avviato e noi siamo carichi di entusiasmo.

*Nota di lingua italiana.

Ciliege o ciliegie? A pagina 72 del libro Si dice? Non si dice? Dipende di Saverio Novelli si dice che secondo la grammatica “per scrivere correttamente il plurale di aggettivi e sostantivi terminanti al singolare in -cia e -gia, con quella benedetta i ballerina, bastava seguire una rigida regola: se la c e la g sono precedute da una vocale, al plurale mantengono la i […]. Una faccenda di sola grafia, perché quella vocale non è significativa per la pronuncia”; come conferma anche l’Accademia della Crusca in una delle sue consulenze linguistiche: “La difficoltà che sorge al momento di scegliere l’esatta grafia del plurale di una forma che esce in -cia o -gia è attribuibile al fatto che ormai in italiano quella i davanti ad a è solo un segno grafico…”.

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