Lazzaro felice di Alice Rohrwacher.

Lazzaro felice di Alice Rohrwacher.
Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, 2018.

Voi sapete cosa è un tasso barbasso? E quali piante si possono mangiare? Forse in pochi, perché abbiamo perso quel contatto con la terra tipico della società contadina. Lazzaro invece non l’ha persa. Lazzaro è il protagonista di un magnifico film di Alice Rohrwacher, presentato all’ultima edizione di Cannes (gran bella edizione questa del 2018), dove ha vinto, più che meritatamente, il premio come migliore sceneggiatura.

Lazzaro felice.

Storia senza tempo, favola surreale, ma con i piedi ben piantati nella realtà (è pure ispirato a una storia vera), felliniana nel senso migliore del termine, questa pellicola incanta per la forza e la leggerezza dello svolgimento. Il Lazzaro del titolo è un giovane contadino, lavoratore tuttofare in una grande fattoria. Siamo in un periodo imprecisato, forse gli anni ’80 del secolo scorso, di sicuro un periodo successivo all’abolizione della mezzadria (1974, con la legge 756), ma tutti i contadini del podere dove lavora Lazzaro non lo sanno.

La marchesa Alfonsina De Luna è riuscita, grazie a una frana che ha isolato il suo podere dove la coltivazione prevalente è il tabacco, a nascondere questo fatto fondamentale. Così può continuare a sfruttarli come fossero nell’ottocento. Lontano dalla modernità, figlio di nessuno, Lazzaro è il più sfruttato di tutti. Forte e generoso nella sua ingenuità, si presta a qualsiasi lavoro, anche a badare al figlio adolescente della marchesa, Tancredi. Ogni estate passano le vacanze nel podere, ma il giovane nobile, insofferente e annoiato, vorrebbe starsene in città, e allora mette in scena, con la complicità di Lazzaro, un finto rapimento.

Spoiler.

A causa di ciò alla fin fine i carabinieri arrivano nel podere, e rendono edotti i contadini della fine della mezzadria, liberandoli e aprendo un processo verso la marchesa. Tutti i contadini vengono portati in città, a parte Lazzaro, che proprio in quei momenti fondamentali, cade da un dirupo; forse morto, forse svenuto, ma nessuno lo vede. Si sveglierà molti anni dopo, con lo stesso candore (e lo stesso fisico giovane, mentre gli altri sono invecchiati, e anche male).

Ecco, qui inizia un altro film, con i contadini di allora invecchiati, stanchi, con pochi soldi, in una società post-industriale (che salto), abbruttente e senza classi sociali definite. Una povertà e un abbruttimento diffuso, un mondo finto, dove loro stessi non riconoscono le erbe buone, mangerecce, da quelle cattive. Lazzaro, anche per questo, appare come un santo, un mago, ma anche lui, in questa società non si trova a suo agio.

Ci sono degli episodi da antologia, tra Chaplin e il Ninetto di Pasolini, come quando il ragazzo ritrova in città Tancredi. Un Tancredi ovviamente invecchiato. Stanco e impoverito come tanti, rappresentante di una classe agiata in declino, con Lazzaro, vecchio amico, si comporta in modo strano: prima lo invita a pranzo, poi non si fa trovare. Lazzaro lo vorrebbe aiutare, e per fare questo si reca in una banca per chiedere vengano restituiti i soldi presi al Tancredi fallito. Una delle scene più surreali del film, una scena tesa a svelare l’inganno e la falsità della società attuale, falsa di più delle finte piante all’entrata dell’istituto di credito.

La parabola di Lazzaro felice.

Lazzaro felice, sia ben chiaro, non è un film di denuncia, è una grande parabola sociale, scritta davvero bene. Pure gli attori sono impeccabili, a partire dall’esordiente Adriano Tardiolo, che interpreta Lazzaro (pare fosse l’unico, nella scuola dove cercavano i protagonisti, a non voler fare l’attore, quindi perfetto per la parte); per arrivare alla marchesa Alfonsina De Luna, interpretata da Nicoletta Braschi, perfetta nel ruolo. Bravissimo come sempre Natalino Balasso, contabile arruffone della marchesa, e anche i due Tancredi (quello giovane ribelle anni ’80, interpretato da Luca Chikovani, e quello adulto, fallito, interpretato da Tommaso Ragno).

Spero sia distribuito quanto merita Lazzaro Felice, uscito il 31 maggio, cioè a fine stagione cinematografica in Italia. E voi, siete riusciti a vederlo? Se non siete riusciti, consiglio di recuperarlo quanto prima. Conoscete il tasso barbasso e quali sono le erbe mangerecce? Leggete il nostro sito.
Qui i siti ufficiali del film: la produzione indipendente Tempesta, qui e qui la scheda del film.

6 Commenti

  1. Purtroppo, quella società che per es. Pasolini (a volte forse idealizzandola un po’) esaltava, non esiste più.
    E’ un peccato, perchè dalle storie che raccontavano i miei parenti più anziani, era permeata da un forte senso di comunità e di solidarietà. Non era un Paradiso, certo, ma all’interno appunto di quel tipo di società, ogni cosa trovava la sua naturale collocazione.
    Non ho visto il film, che però cercherò di recuperare.
    Considero un segno di grande coraggio, comunque, aver trattato un tema come quello… e non altri magari più patinati, alla moda ed in definitiva, ben poco interessanti.
    Ciao
    Riccardo

    1. Diego Alligatore

      Concordo in pieno Riccardo, pure io ritengo eccessivamente idealizzata da Pasolini quella società, che era una società divisa in classi, rigide, ma probabilmente c’era molta meno falsità di quella attuale, dove apparentemente le classi non esistono più. Il film della Rohrwacher tratta in modo molto poetico tutto ciò. Un film soave, stupendo, un film che mentre scorre sottoscriverei sequenza per sequenza. Cercalo …

  2. Forse te l’avevo già detto, ma Alice Rohrwacher era una mia compagna alla scuola holden. Una persona davvero deliziosa, e anche per questo sono molto contenta del suo successo. Ho amato molto il suo primo film, e non vedo l’ora di vedere gli altri due. Devo procurarmi i dvd!

  3. Diego Alligatore

    Sì, me lo ricordavo Silvia, era stata l’altra volta che avevo visto un suo precedente magnifico film, Le meraviglie, visto eccezionalmente in tv, che non guadiamo quasi mai, ma l’occasione di vedere quel film ci ha fatto fare sto sforzo. Sì, credo che devi assolutamente vedere tutti i suoi film (a noi manca proprio il primo). Ottima annata alla Holden 😉

  4. Anche io l’ho trovato splendido (a proposito una fatica vederlo, nel cinema dove lavoro zero ma non è una novità) e ti devo anche dire che quando esce in dvd me lo compro per rivedere qualche passaggio che ho perso perché mi son messo a pensare alla famiglia della mia nonna materna che erano contadini al servizio di un conte o marchese non ricordo mai bene che viveva in una villa splendida. Una vita durissima e se sgarravi dovevi fare armi e bagagli e infatti un cugino della mia bisnonna riusci’ a scappare miracolosamente in America dopo che si era ribellato al fattore dandogli un pugno. Anche se poi mia nonna ricordava con amore l’immensa cascina dove viveva la sua famiglia insieme a tutte le altre.

    1. Diego Alligatore

      Dalle nostre parti, caro And, il film è stato in cartellone il giusto, nel solito cinema dove andiamo, e devo dire, l’abbiamo visto concentrati, senza pensare alle nostre bio, che non so se lo vorremo vedere in dvd … piuttosto, lo rivedremo volentieri sul grande schermo. Comprendo il fatto biografico, anche se quella società non era il massimo, era più vera, e chi l’ha vissuto capisco ne provasse una certa nostalgia, una volta passata.

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