La compostiera per un sottobosco fatto in casa.

L’altra volta abbiamo parlato di iniziare il compost: lo scopo era mettervi la pulce nell’orecchio. Ci avete pensato in questi giorni e ogni volta che buttavate qualcosa nell’umido pensavate al compost. Non è così semplice, vi dicevate; be’ ma in fondo basta cambiare contenitore, vi siete dette altre volte, serve solo una compostiera, il resto c’è già. E poi vi siete chieste a cosa serve il compost perché non ve lo ricordavate più.

La compostiera per un sottobosco fatto in casa.

Quando si avvia un orticello domestico con intenzioni sane e biologiche, sia i concimi che i fertilizzanti devono essere organici, cioè derivati da elementi naturali, vegetali. La differenza è che il fertilizzante nutre la terra, il concime nutre la pianta. Comunque è meglio nutrire la terra, che così non si esaurisce mai. Questo nutrimento le viene sia dalla rotazione degli ortaggi, programmata in modo che le diverse colture restituiscano alla terra le sostanze che la coltura precedente aveva mangiato; sia dai macerati di erbe; sia attraverso il compost e l’humus.

L’humus è sostanza organica già trasformata, cioè già decomposta, ad esempio le foglie secche lasciate sul terreno, col tempo si decompongono e formano l’humus, un ottimo nutrimento per la terra. Questo processo avviene normalmente in natura, ad esempio nei boschi. Oppure nell’orto con la pacciamatura. Il compost è una specie di humus artificiale, perché lo facciamo noi: diamo una spinta al processo naturale aggiungendo diversi materiali vegetali, in strati non troppo alti (massimo cinque centimetri) e alternati fra loro, così che non ci sia mai troppa umidità o troppa acidità, ma sia tutto ben equilibrato. Quando è pronto, il compost è terra a tutti gli effetti e profuma di sottobosco.

Compostiera fatta a mano
Diversi scarti arricchiscono il compost con diverse sostanze.

La compostiera.

Per favorire questo equilibrio è importante anche il contenitore in cui fare il compost. In commercio ce ne sono già pronti, sia di plastica che di legno, e se io dovessi comprarlo lo vorrei di plastica perché dura di più, ma di legno perché è più ecologico e naturale da vedersi. La nostra compostiera però non l’abbiamo comprata, ma l’ho fatta io, riciclando dei tubi di metallo che reggevano una serra che avevamo l’anno scorso, e che una bufera di vento e poi la grandine hanno distrutto. Ma si può fare una compostiera anche senza struttura cubica; infatti, con la rete e con il tessuto non tessuto che ho usato, io avrei potuto costruire anche una bella compostiera cilindrica.

Compostiera fatta a mano
Tubi, una rete, un telo di tessuto non tessuto (tnt) e filo metallico.

Come ho fatto la nostra compostiera.

La rete che abbiamo comprato era alta un metro e lunga cinque: basta avvolgerla a formare un cilindro e fermarla con legacci, anche cordoncini, se non avete di meglio. Io ho usato un filo metallico comprato in ferramenta assieme alla rete. Il tessuto non tessuto è importante in tutte le compostiere fatte con la rete, perché protegge il compost dalla pioggia ma lascia passare l’aria. I teli di plastica invece non traspirano, ed è per questo che certe compostiere puzzano. Il tessuto non tessuto è nero, così nasconde il contenuto e i vicini non si spaventano. Come coperchio ho usato un altro pezzo di tessuto non tessuto, che però svolazzava con le bufere di vento. Alli allora è andato in cantina e ha scovato una vecchia mensola di legno, da mettere sopra il coperchio della compostiera, di traverso, così lo tiene chiuso.

Compostiera fatta a mano.
Un bottone per chiudere la compostiera? Alla prima raffica di vento verrebbe strappato via…

Come fare una compostiera.

Altri modi per creare una compostiera sono:

  • impilare cassette di plastica o di legno: bisogna togliere il fondo ad ognuna, tranne all’ultima in basso, così da creare un contenitore; un po’ scomodo se non si hanno abbastanza cassette né gli attrezzi adatti per togliere il fondo, ma se siete brave col fai da te è un ottima soluzione;

  • togliere il fondo a un bidone di quelli grandi, con la comodità di avere già un coperchio pronto;

  • riciclare le classiche pedane di legno, con lo svantaggio di privarvi di una potenziale libreria, poltrona, culla, giardino verticale o qualsiasi altra cosa vi venga voglia di costruire con il pallet; insomma, se ne avete in avanzo, usatene quattro più una (il coperchio) per la vostra mega compostiera fai da te;

  • due metodi che io ho escluso a priori sono due classici del compostaggio, ma secondo me serve troppo spazio e troppa competenza e troppo tempo per… scavare una buca in giardino o compostare in un cumulo (che oltretutto deve essere triangolare in inverno, trapezoidale in estate, alto almeno un metro, protetto, bla bla bla); li trovo metodi scomodi sopratutto se penso che la fase due del compostaggio, il livello avanzato diciamo, è quello di avere due compostiere (quindi due buche o due cumuli se si sceglie una di queste possibilità); già dover trovare il posto a due contenitori mi sembra difficile, trovarlo a due buche o a due montagnette… vedete voi comunque.

In ogni caso, alla base della compostiera, come primo ingrediente è bene mettere uno strato di rametti, così da lasciar passare aria anche sul fondo, altrimenti si forma una pappetta e poi un mattone e torniamo da capo: marciumi, puzza eccetera.

Compostiera fatta a mano
20 agosto 2017. Ho lavorato un pomeriggio alla mia compostiera, e nel frattempo ho preso il sole.

Dove mettere la compostiera.

In un luogo riparato. Semplice. Riparato dalla pioggia e dal sole troppo forte: la pioggia inumidisce troppo il compost, mandando a quel paese il lento lavoro che avevate fatto di alternare scarti umidi e scarti secchi, con tutte le conseguenze che l’eccessiva umidità porta con sé (marciumi e puzza). Il sole al contrario secca troppo il compost, e favorisce a sua volta marciumi e puzza. Il compost, inoltre, già di suo si surriscalda, all’inizio quando si attivano i processi di trasformazione e i microrganismi lavorano a pieno regime: si dice che il processo di compostaggio raggiunga temperature anche di 70° all’ombra!

Oltre al tessuto non tessuto nero, quindi, procuratevi un albero. Se avete un bel giardino e un bell’albero, però, dubito che vorrete metterci sotto la compostiera e non, invece, un bel tavolo con panche, o un’amaca, o una vecchia libreria con libri e con il necessario per la merenda. Un’immagine bucolico-letteraria contro una scena contadina biologica, cosa scegliete? Mentre ci pensate guardatevi attorno nel vostro giardino (sempre che l’abbiate e che non sia, invece, un balcone): un luogo separato, un angolo, un luogo protetto da una siepe, da un alberello; che sia in ombra ma anche comodo da raggiungere per buttarci dentro gli avanzi della vostra cucina senza dovervi arrampicare.
Se avete solo un balcone, addossate la compostiera al muro e apriteci sopra un ombrellone, voilà.

Compostiera fatta mano
Compostiera fatta a mano, messa in un angolo, riparata dalla siepe.

Inizio dei lavori, primavera si avvicina.

Un giorno dite è già natale, il giorno dopo le feste sono già finite. Un giorno dite è già carnevale non so come vestirmi, e passate la serata su pinterest; il giorno dopo vi chiedete dove si è persa la primavera, vi sembra che dovrebbe essere già iniziata, comunque non ne potete più di pioggia. Dipende però da dove abitate, qui in palude la pioggia a volte inizia proprio in primavera e noi passiamo direttamente a sognare l’estate. Non sappiamo cosa succederà nel 2018, ma se tutto va bene la primavera arriverà, e noi dobbiamo farci trovare pronte col nostro semenzaio avviato e la nostra aiuola lavorata. Pertanto diamoci dentro con il compost, ma fintanto che non sarà pronto organizziamoci con i sostituti: terra biologica e compost in sacchi da 50.

Compostiera fatta a mano
Ognuna usi la tecnica che le è più facile: io gli orli li ho cuciti.

Compost pronto e terra biologica.

La terra biologica va bene anche “universale”, cioè quella terra che si può usare per gerani, agrumi, piante grasse, orchidee, ortaggi, uliveti, boschi di pini silvestri, piantagioni di coralli e chissà cos’altro. Noi non ci formalizziamo, purché sia bio. Per iniziare potete partire con questa*, oppure andate nel vostro vivaio preferito, a rompere le palle al signor Pierangelo perché non ha la terra biologica. Se glielo spiegate con le buone si prenderà a cuore la vostra causa e vi procurerà la terra biologica; sopratutto se siete una “bella signora”, che vuol dire che non siete acide dentro.

Il compost in sacchi ve lo potete procurare gratuitamente in quelle aziende che trasformano i rifiuti differenziati; però non sarà davvero biologica, perché noialtri, quando si tratta di umido comune, ci buttiamo dentro di tutto, quindi tenetene conto. Potete anche andare nelle fattorie a farvi dare merda di cavallo (la migliore), ma sappiate che puzza più dell’inferno; e se di voi non v’importa, pensate almeno ai vostri vicini. Potete comprarlo nei vivai, il compost in sacchi. Oppure potete lasciar perdere e aspettare il vostro compost; tanto la terra biologica che avete comprato contiene anche il cosiddetto ammendante organico (cacca di animale), non è semplice terra bio senza arte né parte, insomma, è roba buona.

Sia la terra che il compost pronto li potete mettere nella compostiera: uno strato sottile aiuta a tenere a bada gli odori e facilita il processo di compostaggio. Se invece mescolate nel compost terra vecchia, i microrganismi ve la trasformano in terra buona. A proposito di compostiera, qui ne ho trovato una da balcone*: è piccolina, ma se non avete posto, forse potete accontentarvi. In alternativa prendete le misure e lanciatevi nell’acquisto, o nella costruzione, di una compostiera delle dimensioni giuste per voi. Io su pinterest ho raccolto una collezione di tipi di compostiera, dateci uno sguardo.

Vantaggi legati alla compostiera.

Sono almeno tre.

  • Innanzitutto informatevi in Comune, perché alcuni sono così eco-compatibili che vi regalano la compostiera o ve la prestano, se decidete di fare il compost. Alcuni Comuni offrono solo quelle grandi per condominio, altri anche quelle piccole per singola famiglia: basta chiedere.
  • In Comune potete chiedere anche la riduzione della tassa sui rifiuti; sia la possibilità che la percentuale di sconto dipendono dal Comune (alcuni sono più generosi). Così come i controlli a campione o sulla parola: nel nostro Comune vengono a controllare che la compostiera ci sia davvero e sia funzionante; in altri basta mandare una foto su uazzàp, dipende.
  • In Comune, all’ufficio ecologia, se siete di quei fortunati che abitano nei Comuni più all’avanguardia, troverete anche materiali informativi; e corsi gratuiti, eventi, associazioni e una caterva di altre cose interessanti sul tema compostaggio domestico. Soprattutto se vi siete appena trasferite, ma non fumate e non avete figli, un buon modo per fare nuove amicizie è quello di unirvi alle iniziative ecologiche. Provate, dai (no, io non l’ho fatto, non sono così socievole).
Agenda per l'orto gennaio 2018
Un’agenda dedicata all’orto, con la luna, le liste di semine, la tabella delle aiuole.
Compiti per casa.

Da fare questa settimana, se non l’avete già fatto: procuratevi una compostiera come si deve, e leggete il post Iniziare il compost.
Da fare a gennaio: preparate l’aiuola prescelta, o i vasi sul balcone, con terriccio universale biologico (se seminate va bene il solo terriccio); fate una lista di ortaggi che vorreste e scrivete i semi che vi servono. Per comodità ho preparato una tabella delle semine dei vari ortaggi secondo la luna, e l’agenda di gennaio 2018, che ho spedito con l’ultima newsletter. Anche voi potete scaricare gratuitamente l’agenda e la tabella se siete iscritte alla newsletter Lettere dall’orto.

Per iscrivervi cliccate qui, riceverete tutto entro 24 ore dall’iscrizione. Se invece siete già iscritte sapete dove trovare i pdf gratuiti; passate direttamente alla sezione commenti e raccontatemi se avete una compostiera e com’è e come non è.

(*link affiliati)

4 Commenti

  1. Bella soluzione la tua compostiera! Noi ne abbiamo due, la prima in plastica di quelle classiche che avevamo acquistato ormai una decina di anni fa, onestamente ora non la prenderei più, la trovo scomoda, ha un’apertura troppo piccola e poi si fa fatica a svuotarla. Comunque la usiamo soprattutto per gli scarti alimentari. La seconda è fatta sfruttando un angolo dell’orto stesso su cui Marco ha posato dei vacchi bancali (non di quelli belli adatti a farne arredamento…). Quest’ultima serve in primo luogo per gli scarti dell’orto stesso, poi quando l’altra compostiera è piena.
    La soddisfazione di spargere il terriccio generato dagli scarti è unica!

    1. Elle

      Quelle di plastica non convincono neanche me, mi danno l’idea che puzzano di più. Ho pensato di farla più che altro perché ci era avanzata un po’ di rete quando abbiamo chiuso l’orto per tenere fuori il gatto (è grasso e non salta), e poi perché il maltempo ci ha distrutto la serra, quindi avevo già i materiali che mi servivano. Ma credo che comunque li avrei comprati perché le compostiere che abbiamo visto nell’agricentro non ci convincevano… se avessi avuto bancali vecchi mi sarebbe piaciuto di più, ma anche così non è affatto male!
      Non vedo l’ora di avere il terriccio da usare!

  2. cri

    Eccomi! ANche noi ci stiamo attrezzando per la compostiera. Essendo arrivati qui a maggio e con tanti lavori da fare, l’orto è rimasto un po’ indietro e ci ha “solo” forniti di pomodori che abbiamo mangiato e regalato per tutta l’estate e più, della rucola e tante aromatiche. Da quest’anno però si fa sul serio! Ed è per questo che, mentre Fra fa un corso di permacultura con un simpaticissimo contadino in un centro sociale qui vicino, io tengo d’occhio te, ché per quanti libri si possano leggere, confrontarsi con le persone più o meno dal vivo e soprattutto fare le cose non ha uguali!

    1. Elle

      Sono d’accordo, i libri da soli non bastano, è proprio l’esperienza sul campo che fa la differenza, bisogna provare e osservare come si comporta la natura nel nostro orto: non ci sono più le mezze stagioni e nemmeno quelle intere di una volta, ormai, bisogna anche improvvisare, non solo programmare. Io programmerò perché mi piace, ma già l’anno scorso ho adattato man mano i programmi alla situazione che si presentava, che non era mai quella prospettata dai manuali. L’esperienza che si fa nel proprio orto e il confronto con esperienze simili sono due degli ingredienti, assieme all’entusiasmo che ci spinge. Quindi benvenuta!

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