Nell’orto con Maria Devigili.

Intervista a Maria Devigili per Tempus Fugit 2018
Intervista a Maria Devigili per Tempus Fugit 2018.

Con l’intervista a Maria Devigili, stasera ritorna l’intervista in diretta; ma invece della palude, ora siamo in un orto. Siamo Elle e io, che con l’intervista in diretta ci siamo conosciuti, e presentiamo un’amica quale Maria Devigili, cantautrice di Trento con il suo terzo disco appena uscito. Tempus Fugit, un disco con una tematica importante per noi qui nel web, sempre di corsa, sempre connessi: il tempo. Il tempo nell’ampia accezione di mutevolezza, memoria, nostalgia; non tempo uguale denaro, come ci hanno inculcato, obbligati a guardare sempre l’orologio; tra lavoro, famiglia, hobby, web… un tempo tiranno. La Devigili, richiamando la saggezza della filosofia latina, con Tempus Fugit ci vuole mettere in guardia, con ironia e spirito rock’n’roll.

Così, in dieci pezzi freschi e diretti, a tratti giocattolosi, a tratti classico cantautorato voce e chitarra, Maria mette in scena il suo terzo disco ufficiale. Il secondo con la Riff Records (il primo era stato La Trasformazione) e Cardio Productions. Mi piace ricordare che la mia prima intervista in diretta, sul mio vecchio blog nel lontano 2008, era stata con una produzione Riff Records (erano i bolognesi Phidge), e che con questo Tempus Fugit la label bolzanina è arrivata al disco numero 50. Un bel traguardo per un’etichetta indipendente, da festeggiare come si deve. Se permettete iniziamo qui questa sera. Pronti?

Come funziona l’intervista in diretta.

Tutte le domande e tutte le risposte di questa intervista sono nei commenti. Durante l’intervista potete aggiornare la pagina per veder comparire i nuovi commenti. Se arrivate qui a intervista finita… la trovate comunque nei commenti, scendete verso il fondo della pagina senza paura!

Potete ascoltare il disco su bandcamp e seguire Maria Devigili su facebook.

183 Commenti

  1. Diego Alligatore

    Be’, visto che è la prima siamo un po’ lenti, ma un po’ alla volta ci riprenderemo… so Maria che ti piace l’agricoltura, magari parleremo anche di questo.

  2. Maria D.

    La maggior parte delle canzoni di Tempus Fugit erano già’ state tutte scritte entro la fine del 2015. Dopo l’uscita de La Trasformazione non pensavo a fare un nuovo album anche se già’ avevo qualche idea. In realta’ ero un po’ sfiduciata…

  3. Maria D.

    Ci sono state molte problematiche legate all’uscita de La Trasformazione, uffici stampa che hanno sbagliato la data di uscita, il mio nome, e anche un errore piuttosto importante avvenuto in fase di stampa del disco. Per farla breve, due pezzi sono stati legati insieme, per cui sul contatore dello stereo compaiono come un solo pezzo. Se uno segue i testi del pezzo poi diventa complicato perché’ il numero delle tracce non coincide con quello che c’e’ scritto sul libretto. Aggiungiamo che uno di questi pezzi sarebbe stato il singolo 🙂

  4. Maria D.

    Ma l’incontro con Giuvazza, chitarrista di Finardi divenuto poi produttore artistico del disco, e’ stato importante perché’ lui con il suo entusiasmo nei confronti della mia musica mi ha dato, senza volerlo, lo stimolo per continuare a fare nuovi pezzi.

  5. Maria D.

    Tempus Fugit e’ il titolo di una canzone dell’album ed essendo tutte le canzoni in qualche modo legate al concetto di tempo, ho deciso di usare questo titolo.  La tematica della fuggevolezza del tempo, l’ho attinta dalla filosofia latina a cui sono molto legata e che trovo sempre particolarmente attuale. In un secondo momento ho scoperto che Tempus Fugit e’ il titolo di un brano di Bud Powell e di una canzone degli Yes. Mi fa solo piacere perche’ sono artisti che stimo.

  6. Maria D.

    In parte ho risposto con la prima domanda. La maggior parte delle canzoni sono venute tutte insieme. In un secondo momento mi sono resa conto che erano tutte accomunate dal concetto di Tempo. Il tempo come attesa, il tempo come pazienza, il tempo come evoluzione etc.
    Come spesso accade, tutte le cose che scrivo accadono.
    La storia di Tempus Fugit e’ una storia di attesa e pazienza appunto. A fine 2015 avevamo già’ quasi tutto ma siamo andati in studio a fine agosto 2016…Che comunque sono 2 anni fa!.
    Ti chiederai come mai queste tempistiche. Era coinvolta un’altra etichetta. Una piuttosto importante che in qualche modo si mostrava interessata ma che rimandava sempre il momento di dirmi qualcosa.

  7. Maria D.

    Quando si coinvolgono più’ persone, e’ facile che anche le tempistiche si dilatino.
    Giuvazza inizialmente voleva seguire tutta la produzione artistica ma poi ha avuto l’occasione di fare un tour con Levante. Per questo non ha potuto seguire il progetto come voleva e ha fatto la produzione artistica di solo 4 brani. Con lui ho lavorato a distanza dato che vive a Torino, ad eccezione di Inconsapevoli

    PS. Grandi gli YES!

  8. Maria D.

    ops scusa nn avevo finito

    Dicevo….Inconsapevoli che ho registrato in Piemonte, appunto insieme a lui e Marco Martinetto, bravissimo ingegnere del suono e nello staff live di Finardi Inconsapevoli e’ primo brano che ho composto di tutta la serie di Tempus Fugit. Quando l’ho composto ho pensato che sarebbe potuto essere un pezzo alla Sanremo. Ho chiesto a Giuvazza se voleva arrangiarlo e lui era felicissimo di farlo. E dopo qualche mese mi ha detto che voleva produrmi un album intero. Per questo da li’ ho sfornato canzoni a più’ non posso!
    Comunque il disco e’ stato registrato al Red Room Studio di Vecchiano (PISA) da Luca Matteucci, ingegnere del suono di Bocelli.

  9. Maria D.

    Domanda sugli episodi.
    Molti episodi naturalmente. Ricordo come una cosa molto divertente quando in studio mi hanno registrato il piede che batteva il tempo (in Ho Visto) In realta’ non e’ una cosa cosi’ inusuale registrare il battito del tempo col piede ma mi ha divertito. Un altro ricordo e’ in fase di post-produzione, nel settembre 2016, ero in vendemmia o raccogliendo mele e Giuvazza mi mandava dei messaggi vocali su whatsapp per chiedermi informazioni tecniche sui pezzi, tipo i bpm etc. E io con una mela in mano e un ramo quasi negli occhi cercavo di rispondere.

  10. Elle

    Anche noi avremmo fatto intro e outro in stile megalomane, al tuo posto… Ma riusciremmo a occupare il tuo posto semmai fra le mele (io) e in vigna (Alli), non con una chitarra in mano ahahah

  11. Maria D.

    In realta’ questo album non e’ solo un album sul Tempo. Si parla più’ volte anche della perdita delle certezze. Ma non in senso negativo.
    Queste due mie frasi riassumono un po’ cosa voglio dire a proposito “Solo il ritmo dei tuoi passi ti guiderà’” (Arcaico Futuro)
    “E ti guideranno le stelle superstiti” (Superstiti)
    Intendo dire non sono le certezze razionali a guidarci. Quelle si sfaldano facilmente. Ma la musica per me o comunque la fede in qualcosa che va oltre la ragione.

  12. Maria D.

    faccio fatica a risponderti su questa. sopratutto perche’ ho fatto solo un live, domenica scorsa e neppure uno intero. Un pezzo che mi esalta molto e’ Ho visto.
    Ma sono legata molto anche a Il Presente perche’ e’ l’ultimo brano composto

  13. Diego Alligatore

    E allora dico le mie: Arcaico futuroironica e ipnotica apertura del cd e la seguente Ho visto pezzo cantautorale classico, molto psichedelico (se la sente Gus Van Sant la mette in un suo film), ma anche la terza Inconsapevoli, malinconico pezzo acustico dal testo da mandare a memoria con la soavità di un Bianconi …

  14. Elle

    Le mie preferite sono Inconsapevoli, Il presente e Superstiti. Di solito scelgo in base alla musica, ma in queste tre mi piacciono anche le parole. Il tempo, il passato, il presente, la nostalgia…

  15. Maria D.

    Ma sai che sono molto ma molto stupita dal fatto che la title track, appunto Tempus Fugit, piaccia. Alcuni che hanno recensito l’album mi hanno detto che e’ un pezzo assolutamente che rimane in mente. Io credevo fosse il pezzo che “funzionasse” in meno, come si dice in gergo. E’ un pezzo alla mia maniera. con ritmi che vanno e vengono, qualche volta si fermano e… (sembra quasi che cito le Nuvole di De Andre’)

  16. Maria D.

    ahah, si, e’ un pezzo ballicchiante ma non troppo. oggi una recensione su L’Isola che non c’era diceva che e’ un po’ inquietante. Ihih, mi e’ piaciuto molto come aggettivo 🙂

  17. Diego Alligatore

    Il disco è uscito con la Riff Records, come il tuo precedente. È il cinquantesimo disco della label di Bolzano, un bel traguardo … è un caso sia il tuo?

  18. Maria D.

    Elle sono contenta che ti piaccia Il Presente. Quando l’ho fatto ero consapevole che il disco era finito e che avrebbe parlato di tempo ed ha quindi una sua chiarezza didascalica anche un po’ infantile, come le filastrocche che richiama.
    Io lo definisco come una filastrocca mantra medievale con un tocco di ferrettiana memoria (oggi mi auto cito mi auto recensisco ahah)

  19. Elle

    Ahahah Maria, ma io l’ho detto che sei da ammirare perché fai tutto da te, comprese citazioni e recensioni 😉
    Tornano a Il presente lo prendo proprio come un mantra, visto che io sono stata sempre fissata col passato, quindi fermarmi al presente è una nuova sfida. Ora sfrutterò la tua filastrocca medievale di cosa memoria!

  20. Maria D.

    Sono molto felice di questa tua domanda Ally. La copertina e’ nata veramente per un caso.
    Ovviamente in questo lungo periodo di gestazione dell’album avrei avuto il tempo di pensare a un artwork ben definito. Ma ho mantenuto aperte molte possibilità’. Inizialmente pensavo di utilizzare un quadro di Dali’ o comunque di fare una copertina incentrata sull’arte. Un po’ come il primo album, Motori e Introspezioni, la cui copertina era un quadro astratto di Stefano Orzes, il mio batterista.

  21. Maria D.

    Ora ti spiego come e’ andata questa volta. Quest’autunno ero negli Stati Uniti. Ero li’ perché’ una label di Nashville mi stava-mi sta producendo un disco in inglese. Ma il disco in inglese non e’ come Maria Devigili ma con un altro nome. Per ora il progetto e’ in standbye ovviamente. Visto l’uscita di Tempus Fugit.
    Comunque, Robert Xeno, il fondatore della label (la Earth Hertz Records) oltre ad essere un ingegnere del suono che ha collaborato e lavorato in famosi studi di Los Angeles e’ anche un pittore e artista grafico. Ha accettato di lavorare alla mia copertina con molto entusiasmo. Eravamo orientati sul fare una sorta di fotomontaggio lavorando con un quadro di Dali’ . Un giorno, per caso, Robert ha fatto un fotomontaggio di una mia foto con il background della famosa collina di Hollywood. Quando l’ho vista, ho pensato subito che era una idea grandiosa. Lui lo ha fatto per caso credo ma probabilmente la mia posa suggeriva la posa di una diva, anche se ero senza trucco e sembrava stessi mangiando qualche cosa. Ho detto a Robert, potresti mettere Tempus Fugit al posto di Hollywood? E cosi’ e’ stato.

  22. Maria D.

    Questo e’ avvenuto proprio il periodo in cui si parlava molto di Harvey Weinstein. Non solo, era da poco uscito Masseduction il nuovo disco di St Vincent (che ho anche visto live a Nashville). Il suo ultimo album e’ incentrato sulla vita illusoria e in decadenza di Hollywood. Ho pensato di mettere, a mo di fumetto, tutto il mio pensiero a riguardo in una foto. La fine del mito di Hollywood, la fine delle illusioni, la fine dei divi e delle dive alla Marilyn, l’arrivo del cellulare che con selfie, instagram etc che rende dive anche la siura del terzo piano. Per questo nel retro della copertina ci sono io con lo spolverino in mano, occhiali da sole e atteggiamento da vamp; 🙂

  23. Elle

    Ma guarda, queste cose nate per scherzo a volte sono meglio di quelle pensate a tavolino. Il cellulare, gli occhiali da sole, la scritta: tutto sembra combaciare col tempo che fugge! Cambiano i modelli degli occhiali, per non parlare dei modelli di cellulare, cambiano le lingue: chi l’avrebbe mai detto, ai tempi dei romani, che il latino sarebbe morto come lingua parlata? Era la lingua di un impero! E Hollywood fino a quanto vivrà?
    …ok, forse non dovevo bere il Teroldego ahahah

  24. Maria D.

    ahha Elle, mi hai fatto venire in mente un presentatore delle mie parti in Trentino che non sapeva pronunciare bene il nome di certi gruppi rock locali che si ostinavano ad avere nomi in inglese. E lui diceva ogni volta, “per me l’inglese e’ una lingua morta” 🙂 in effetti in futuro sara’ morta anche quella di lingua

  25. Elle

    Ah be’ con l’ostinazione che hanno molti (non solo musicisti) per l’inglese ho un problemino anche io. Magari azzecco la pronuncia, ma la domandina sul perché me la pongo senz’altro. Se parlassero in dialetto sarebbero molto più credibili (se proprio l’italiano non piace…)
    Comunque sono andata a vedere chi è questo Weinstein, perché come al solito sono fuori dal mondo, su wikipedia sono elencate “solo” 79 donne vittime di molestie sue, olè, per dire come passa il tempo dai romani a oggi.

  26. Diego Alligatore

    Molto buono il Teroldego … non conoscevo l’azienda che citi, ma l’ho già trovata online, e ci faremo un giro … è tra i miei vini preferiti il Teroldego.

  27. Maria D.

    In solo set. One Woman Live Show. Questo nome mi e’ stato suggerito proprio da Robert Xeno che ha assistito alle prime prove del live. Due chitarre elettriche, una drum machine, una loop station, effettistica varia e voce naturalmente. Anche una sfera da discoteca. Con me anche un simpatico compagno di viaggio di nome Orsetto Dj. Forse lo avete visto su Instagram! 🙂 In sintesi giro con 45 kili di attrezzatura. E in treno!! Vorrei chiedere la sponsorizzazione di Trenitalia (e anche quella della Croce Rossa)

  28. Maria D.

    ahah non so se i Fanti sono online. Al momento loro vendono alla cantina sociale di Mezzocorona. Ormai sono pochi i contadini privati che vendono il vino. Magari se ne conservano un po’ per uso personale. I Fanti sono due fratelli, uno di 80 e l’altro di 71 anni che hanno tantissima campagna a Pressano e sono delle rocce. Fausto, l’Ottantenne e’ quello che va in trattore e fa tutto. E’ un grande. Oggi era il suo onomastico!!

  29. Elle

    Ecco, di One Woman Live Show approvo il concetto, poi certo il nome in inglese ammmmericano… in italiano sarebbe solista? Che tristezza ahahaha.
    Ci vorrebbe un’italianizzazione grintosa come te, tipo Spettacolo da Sola, anzi

    ***SPETTACOLO DA SOLA***

  30. Elle

    Ho visto ora “solo set” nel tuo commento, ma è italiano… no, dai, adesso la smetto, comunque è stato Xeno a dirlo, lui mica è italiano, o sì?
    (basta, smetto di bere)

  31. Diego Alligatore

    Altro da dichiarare? Sul disco, sull’orto … il tuo rapporto con l’orto? Il rapporto dell’orto con questo disco? Prima parlavi di fare la bracciante … ti riferivi alle vendemmie di Teroldego e alla raccolta di mele? … che sappiamo fai.

  32. Maria D.

    ah vero vero, mi riferivo ai kili che mi porto appresso. 45 kili all’ultima pesata. intendo dire la mia attrezzatura.

    Pero’ domani parto per un tour di 3 date, Lugano, Milano, Cuneo. Dato che a Lugano hanno posto con il fare le cose elettrificate mi hanno chiesto di andare con l’acustica altrimenti viene la polizia. e non vorrei avere a che fare con la polizia, ne tantomeno quella svizzera

  33. Diego Alligatore

    Sul disco, sull’orto … il tuo rapporto con l’orto? Il rapporto dell’orto con questo disco? Prima parlavi di fare la bracciante … ti riferivi alle vendemmie di Teroldego e alla raccolta di mele? … che sappiamo fai.

  34. Maria D.

    si si, rispondevo a perche’ ho detto che faccio anche un po’ la bracciante. intendevo dire che faccio braccia portando in giro robe!
    allora, non svicoliamo….il mio rapporto con l’orto e’ stato di vicinanza perche’ a casa mia oltre che campagna, abbiamo sempre avuto due o 3 orti, uno nel bosco, uno in campagna, uno sotto casa. ma e’ sempre stata mia madre a pensarci. A quello del bosco ci pensa mio fratello. Ho fatto anch’io le mie esperienze diretta. Due anni fa ho vissuto sull’Appennino e ho fatto qualche esperimento. Ho vangato un prato pieno di sassi e sono riuscita a farci qualcosa. Ma era tutto un sasso e alle prime foglioline di spinaci o di bietola, eserciti di lumachine mi venivano a fare visita.

  35. Elle

    Ecco spiegato il tuo lavoro di bracciante ihih 😉
    Quanti orti nella tua vita!
    Ah le lumachine anche da noi ci stanno (a sbafo) volentieri! Però non abbiamo vuore di ucciderle con la birra come consigliano quelli dei “rimedi naturali”.

  36. Maria D.

    io le raccoglievo le lumachine e le spostavo ma poi loro tornavano. ho provato a creare dei recinti di ortica, a mettere il sale grosso. Ma bene o male, di bietole ne ho ben mangiate poche. Ora che ci penso invece ho mangiato tante bietole selvatiche che trovavo li’ in zona. E tantissime altre piante selvatiche, tipo il grispino che io adoro. E’ interessante ma appena arrivata a Frassineta, questa localita’ sull’appennino mi sono messa a fare l’orto e dovevo combattere sempre contro queste erbacce cosi’ forti per far spazio alle mie insalatine. ma ero cosi’ ammirata da queste piante forti. E cosi’ subito mi sono messa a studiare le piante spontanee per capirle. e sono finita per andare ad ” erbare”, cucinare. metter via. far barattoli. Insomma il selvatico in me e’ stato piu’ forte.

  37. Elle

    Be’, ma sai che anche noi siamo partiti con l’idea dell’orto, ma metà del lavoro è stato preservare e raccogliere le erbe spontanee che abbiamo in giardino! Sono due cose che vanno assieme, l’idea era usarle nell’orto come macerati contro gli insetti nocivi (altro che le povere lumachine che, sì, tornano, ma sono carine e golosissime, certo, però), ma abbiamo finito per mangiarle anche noi! Ad esempio il tarassaco 😉
    L’ortica invece non l’abbiamo…

  38. Maria D.

    consiglio di una ricetta strabuona con il tarassaco. raccogli i boccioli prima che si aprano (si chiamano bottoni mi pare). gli sciacqui, gli dai una scottata in acqua e acet, un po’ meno della meta’ di aceto, per un minuto o due. Li metti in vasetti sterilizzati aggiungendo olio di oliva o anche olio di girasole. di solito in pochi giorni si fanno fuori, almeno io li faccio fuori subito con pane e formaggio

  39. Elle

    Sì, l’orto in generale è molto zen. E le lumache sono maestre di vita lenta, di perseveranza (fanno fuori un orto, zitte zitte), di godersi la vita nonostante… tempus fugit!!!

  40. Diego Alligatore

    Grazie per “coppia molto folk rock” e per la meravigliosa ricetta (io abbinerei, come vino, uno Schiava, o, per meglio dire, una Sciava, come si dice dalle tue parti). Si tratta di un vino rosato molto interessante …

  41. Elle

    Be’, dopo questa ricetta puoi andare! Buon concerto, attenta alla polizia svizzera (con loro funziona l’acquavite, regalagliene una bottiglia), grazie di tutti i racconti folk-rock e del disco! Tempus Fugit, Maria Devigili pure, ma tanto ti seguiamo su Instagram ahahaha

  42. Finalmente sono riuscito a leggere questa bellissima e lunga intervista tutta d’un fiato e penso proprio che ne la rileggerò più volte! Già con il regalino graditissimo di Maria, che considero una cara amica ormai grazie a te Diego e che si è consolidata grazie a Lolli, di poter ascoltare la bellissima Memorandum in anteprima…dicevo, già con questo regalino ho potuto capire che il disco sarebbe stato un capolavoro…non parlare se non hai niente da dire…stupendo! Ma ci tengo a dire una cosa, che mi avvicina molto di più alla nostra Maria…anche io nella mia azienda ho sollevato più volte il problema reale del dover essere sempre connessi, problema che fa decrescere inesorabilmente la qualità della vita secondo me, e ho anche proposto in azienda uno studio su questo. Ci tenevo a dire questo sia a voi Elle e Ally, che siete splendide persone sia qui che su Instagram, sia a Maria per farle sapere ancora una volta quanto le voglio bene! Un abbraccio Nico

    1. Diego Alligatore

      Grazie Nico, ora mettiamo anche il link a bandcamp, così potrai ascoltare tutto il disco, che è uscito ufficialmente poco fa. Credo che sia una battaglia da fare, questa “del dover essere sempre connessi”, problema comune sempre di più a tutti i lavoratori e non. Negli ultimi tempi abbiamo notato di non riuscire a leggere più molti libri e ascoltare dischi, proprio per l’eccessivo uso dei social (anche Instagram). Un problema da tener presente, perché va ad intaccare la cosa più importante che abbiamo, cioè il tempo. E Maria, con questo disco, pop-rock cantautorale, ne parla nel modo giusto.

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