In palude con i Gang.

Gang, Calibro 77, 2017
Gang, Calibro 77, 2017.

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Rock/Cantautorato
DOVE ASCOLTARLO su soundcloud
LABEL Crowdfunding/Rumble Beat (prod. artistica)
PARTICOLARITÀ Cover anni ‘70
SITO FB Gang Official
CITTÀ Filottrano (Ancona)
DATA DI USCITA Gennaio 2017

L’INTERVISTA
(risponde Marino Severini)

Com’è nato Calibro 77?

E’ un lavoro che ha avuto una lunghissima gestazione … già dall’inizio del nuovo secolo ci era venuta la voglia di raccontare il ‘77 attraverso alcune delle canzoni che, sia io che Sandro, cantavamo e suonavamo in quegli anni. Poi, col passare del tempo non siamo mai riusciti, per un motivo o per l’altro, a realizzare questo progetto, e solo oggi, a 40 anni esatti dal ‘77, eccoci qua finalmente con un pugno di canzoni rivitalizzate, pronti a raccontar cantando i migliori anni della nostra gioventù. Abbiamo anche approfittato dell’incontro con Jono Manson, dell’esperienza di un disco che è Sangue e Cenere, dell’ottima intesa che si è creata fra di noi e ci siamo detti se non ora quando?. Aspettare qualche mese in più avrebbe significato ancora una volta rinunciare a questo progetto per dare la precedenza a un altro disco di inediti dei Gang.

Perché questo titolo? Perché questo omaggio agli anni 70? … oggi?

Più che gli anni 70 in genere a me interessa mettere a fuoco il ‘77, cioè un arco di tempo che va dal golpe in Cile fino al rapimento Moro tanto per capirci … Ebbene, di quegli anni si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto, ma alla fine resta una definizione che a me non piace, soprattutto perché la trovo estremamente riduttiva: quella degli anni di piombo. Ci sarà stato il piombo, ma ci sono state migliaia e migliaia di storie, di vite, di esperienze, che ne danno una versione altra, molto più estesa e allargata. C’è stato il Movimento e soprattutto in quell’arco di tempo sfondò il portone della Storia un soggetto nuovo, sfondò il portone della Storia: Il Proletariato Giovanile!

Ed è proprio su quel Proletariato Giovanile che vorrei accendere nuovamente una luce e ricantarlo attraverso alcune delle canzoni che quello stesso Proletariato Giovanile cantava in quegli anni. Sia io che Sandro facevamo allora parte del Movimento ed eravamo giovani e Proletari! E attraverso queste canzoni, non prese una a una, ma messe insieme, ecco che si ricompone un grande affresco, nel quale potrà facilmente riemergere una caratteristica fondante e unica: il fatto che in quel Movimento, in quel Proletariato Giovanile, per la prima e forse unica volta protagonista e partecipe, convivevano molte differenze, di linguaggio, di immaginari, di culture, di stili ma tutte diventavano UNO.

Quindi a me interessa cantare come ho già fatto per La Resistenza e La Classe Operaia un momento della Storia d’Italia in cui tornò nuovamente un Nuovo Umanesimo, una stagione di un Nuovo Umanesimo. Cantare quella stagione, tornando al ‘77, è ancora una volta come fare la danza della pioggia. Evocare, chiamare a Noi, la stagione di un Nuovo Umanesimo! Il titolo ironizza o meglio cerca di dissacrare l’immagine che i Vincitori hanno imposto del ‘77, cioè il piombo, le P38, … ecco perché Calibro, che è unità di misura delle armi da fuoco, ma fuori da quel contesto è anche sinonimo di qualità, valore, importanza, di cose o persone.

Mi chiedi perché oggi? … Oggi più di ieri, senza dubbio. Sono sempre più convinto che per andare avanti e uscire dal pantano nel quale siamo finiti, non c’è altro modo che quello di tornare indietro. Ritornare sulle strade fatte anche per capire cosa è andato storto lungo il cammino e quello che ci siamo persi per strada. È lo stesso Rito che compiono i Rom una volta l’anno, ritornando indietro, sulle strade dalle quali sono venuti (grande Civiltà quella dei Rom! Abbiamo molto da imparare). E infine per un dato oggettivo …. non c’è dubbio che oggi, come secoli fa, ci troviamo nuovamente in un presente, in un punto del Cammino, in cui le grandi Utopie, i grandi Sogni, le Rivoluzioni si trovano alle nostre spalle, sono dietro di noi e non davanti a noi … e questo ci disorienta e ci impedisce di muovere il passo verso il Futuro.

Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

E’ stato un Bellissimo VIAGGIO! Pieno e ricco di scoperte, di entusiasmi, di gioia, di Musica! Si parte come sempre da una base di chitarra acustica e voce, che faccio io, poi con questa piccola imbarcazione si va in mare e da qui l’Ammiraglio Jono Manson la guida con la sua splendida ciurma fino a destinazione. E durante la navigazione quella barchetta diventa sempre più grande, sempre più grande, fino a diventare un Bastimento … e porto dopo porto raggiunge la destinazione; TERRA! Di nuovo a casa, ma nuovi e più ricchi di esperienze di avventure, più grandi. Anche stavolta la collaborazione con Jono ha reso il tutto estremamente piacevole. Come per Sangue e Cenere abbiamo registrato il disco in parte al Drum Code studio di Sesta Godano e in parte al The Kitchen Sink studio a Santa Fe, che è lo studio di Jono. Parte del lavoro si è fatto a distanza scambiandoci gli mp3 e questo ha sempre creato una situazione molto tranquilla e rilassata. Jono è uno che non molla un colpo e lavora moltissimo fino a che i musicisti non danno il meglio di se stessi, fino a che gli arrangiamenti non sono quelli giusti fino a che non c’è quell’ALLELUJA, che significa che è stato catturato lo spirito, l’anima di quella canzone. Jono è un’ottima garanzia perché tutto ciò accada.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?

Ce ne sono stati tanti, ma non necessariamente uno in particolare … Per me lavorare con molti musicisti americani è possibile perché c’è Jono che fa da interprete, da traduttore anche di emozioni, di sensazioni, è lui la vera guida e il riferimento di gran parte dei musicisti, e anche in questo disco, come per Sangue e Cenere ho potuto constatare che questi musicisti sono molto attenti ai testi perché è soprattutto da quelli che traggono la rotta, l’orientamento, il mood … quindi Jono fa anche il traduttore di testi, come un professore di italiano con i suoi alunni, ma c’è stato un momento in cui mi ha chiesto il significato di Silvie beffeggianti, una frase di Un altro giorno andato la canzone di Guccini … e qua confesso che è stata dura per me trovare dei riferimenti, delle metafore per far capire il significato reale e profondo di quella frase; ho dovuto riesumare gli anni leopardiani del liceo ma alla fine non credo che sono stato capace di una spiegazione convincente.

C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero dell’intero disco? … che ti piace di più fare live?

La canzone del disco che mi piace di più è UGUAGLIANZA di Pietrangeli. È anche quella minore, oggi certamente quella meno conosciuta e ricordata … mi piace per come è venuta, per come è rinata. Forse perché è quella che ha richiesto più fatica, più ricerca, più prove, prima di dire eccola qua, è lei! Quando l’ho registrata con voce e chitarra non sapevo bene dove saremmo andati a finire, poi con Jono abbiamo provato molte strade, ma ancora non c’era … cercavo qualcosa che fosse un po’ solenne ma che avesse in sé una sorta di religiosità, non qualcosa che cantasse rancore o vendetta ma PROMESSA! Le indicazioni per trovare la strada che diedi a Jono sono state molte, da Ben Harper con i Blind Boys Of Alabama a Nusrat Fateh Ali Kahan con Eddie Vedder … ma tutto doveva essere molto più spoglio, quasi vuoto. Lui alla fine ebbe questa ispirazione e chiamò in studio Jeremy Bleich un bravissimo suonatore di Oud e la canzone si materializzò: Era lei! Quella che cercavo. E quel suono mi avvicina molto di più a coloro che sono morti in un cantiere negli ultimi tempi, che sono in gran parte immigrati. Per quel che riguarda il live, non saprei, cominciamo proprio ora a suonarle dal vivo e per ora lo facciamo soltanto in due, io e Sandro… vedremo con un po’ di concerti quali saranno quelle più corali, quelle che condivise nel canto la sapranno più lunga delle altre.

Gang, Calibro 77, 2017
Gang, Calibro 77, 2017.

Copertina e lavoro grafico veramente eccezionali. La foto interna, con voi due davanti al negozio chiamato Gang – Calibro 77 e Jono Manson chiuso dentro, sembra uscire da uno spaghetti-western. Come sono nate queste foto? Chi l’ha fatte/ideate?

Tutto il merito delle foto va a Erika Spadaccini e il lavoro grafico è opera del marito, Luca Guerri. Luca cura per noi la grafica dei nostri dischi, manifesti e altro che riguarda l’immagine, da molto tempo. Erika ha già lavorato coi Gang in Sangue e Cenere con le foto del libretto dei testi. Con loro due, oltre ad una grandissima amicizia, c’è un gran bel feeling da tempo, che va oltre il lavoro e concordo con te perché stavolta in completa autonomia hanno realizzato un bellissimo lavoro. La foto davanti al negozio ce l’ho in mente dai tempi di Barricada Rumble Beat, ma poi non c’è stato mai il disco giusto per farla. In teoria quella avrebbe dovuto essere la foto di copertina, poi per caso mentre stavamo per andare via io e Sandro eravamo dall’altra parte della strada, dove c’è il negozio, e Sandro ha detto a Erika se scattava una foto mentre eravamo davanti a quel cancello color piombo. Quando Luca ha rivisto tutte le foto ha puntato i piedi affinché quello scatto improvvisato fosse la copertina del disco. Il negozio in questione si trova in via Cavour a Macerata e si chiama Primo Moretti ed è, da una vita, concessionario della Guzzi, mentre il gatto che vedete, sempre in quella foto, si chiama Haxel.

Come e dove hai presentato/presenterete l’album? …

Ovunque! Ovunque sarà concesso il permesso di sostare a questa Carovana che è la Gang. Per chi fosse interessato a venire a cantare con noi anche queste nuove canzoni consiglio di buttare un occhio ogni tanto sul nostro sito o altro spazio web, lì troverete la rotta, i porti , le oasi, le soste, il dove e quando.

Altro da dichiarare?

Voglio semplicemente ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla produzione di questo disco dei Gang, ai Co-Produttori. Senza questa grande e generosa fiducia noi non avremmo goduto di quelle risorse necessarie per realizzare questo Calibro. E non avremmo potuto lavorare in completa libertà e autonomia. È stata una vera e propria Vittoria anche questa volta e di tutto ciò io ne sono profondamente commosso ed eternamente grato. Per finire aggiungo anche un consiglio da amico … quello di ascoltare questo disco, sperando che arrivi a tutti voi, attraverso queste canzoni, una strana sensazione, uno Strano Senso di Vittoria, lo stesso che provai anch’io in un lontano (e sempre più vicino) millenovecento ‘77.

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