In palude con gli SkoM.

SkoM, Chi odi sei, 2017
SkoM, Chi odi sei, 2017.

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE: Psych-pop-punk
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto):
Google play, Pippola Music store, Amazon, Itunes, Spotify, Deezer
LABEL: Pippola Music
PARTICOLARITÀ: 2/3 di famiglia reale
FB SkoM Some Kind Of Makeup
CITTÀ: Firenze
DATA DI USCITA: 09 giugno 2017

L’INTERVISTA

Come è nato Chi odi sei?

A fine estate 2016 avevamo una decina di pezzi già scritti. Ma alla fine di ogni prova, per scaricare la testa, ci lasciavamo portare in giro da nuove linee improvvisate. Delle pozzanghere di suono ossessive in cui immergerci. A ognuna assegnavamo un nome omerico, giusto come promemoria. Quando ne siamo stati completamente zuppi, Martin “Telemaco” Rush ha proposto di abbandonare la terra ferma dei pezzi già pronti e ha follemente proposto: “Registriamo questa roba invece!”
Nel tripudio dell’incoscienza, Ester “Penelope” Cruz se n’è poi uscita con l’idea di andare a farlo in Sicilia, dato che poco tempo prima avevamo conosciuto i ragazzi dello studio Indigo di Palermo e ci eravamo trovati benissimo. Una settimana dopo…gli SkoM erano già in viaggio.

Perché questo titolo? Un titolo forte!

Lo si può leggere in molti modi e ognuno ci piace. La cosa curiosa è che inizialmente il titolo doveva essere solamente Odi=Sei. Una sorta di “cogito ergo sum” sempre giocato sulla parola “Odyssey”. Poi quando siamo andati a girare il video di Circe al Cretto di Burri a Gibellina è successa una cosa. Sottilmente mistica e inquietante. Se vuoi dopo te ne parlo😁.

Certo. Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

Prima di partire abbiamo contattato Simona Norato, pazzesca polistrumentista palermitana che fa parte dei Caminanti, band che accompagna Cesare Basile e che avevamo appunto ammirato in concerto con lui qualche mese prima. Le abbiamo chiesto se avesse voluto collaborare con noi per questo cd e fortunatamente ha accettato.
È stata la quadratura del cerchio per l’album, perché insieme a lei e con il contributo di Ferdinando Piccoli alla batteria, Fabio Rizzo dietro i pomelli e il salmastro della città che entrava dalle finestre, abbiamo registrato il cuore dei pezzi, gran parte della ritmica delle tracce, trovando quel suono caldo e possente che cercavamo.
Una volta rientrati, siamo corsi in Romagna nello studio Cosabeat di Franco Naddei, che è il nostro “quarto SKoM” (nonché uno dei migliori forgiatori di suono in Itali … già al lavoro con Pieralberto Valli, John De Leo, Sacri Cuori etc). Lì, sempre con la miracolosa collaborazione di Simona (un puro spettacolo vederla lavorare insieme a Franco), abbiamo completato e mixato l’album.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?

(Parla Ester) La prima cosa che mi viene in mente è quando Martin mi ha suggerito di cantare Circe come se stessi sussurrando delle istruzioni a qualcuno in stato d’incoscienza. Mi ha dato un’immagine e una chiave d’interpretazione illuminante in un momento di impasse.
Poi sicuramente, quando tutti e 3 noi SkoM seduti sul divano in cabina di regia a Indigo, ascoltavamo in diretta Simona che aldilà del vetro registrava Nuddu ca veni, un pezzo che aveva plasmato, reso proprio, trasfigurato completamente dall’idea originale, lasciandoci senza parole ancora parecchi minuti dopo che era terminato. Ci guardavamo le braccia a vicenda e avevamo letteralmente la pelle d’oca.

Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? …tolgo il fosse? Lo tolgo?

È un album con un tema centrale più che un concept vero e proprio. E il tema è l’odio come affermazione del Sé. L’Odissea è ovviamente un pretesto per parlare di qualcosa che ci accade intorno. Ci aiuta a rendere più evidente la descrizione di quelle “miserevoli figure (noi) che tramite il disprezzo e la violenza tentano di uscire dalle bare in cui sono rinchiuse” (almeno questo è quello che abbiamo scritto nel comunicato stampa).
In quest’ottica ogni pezzo rappresenta un “odio” diverso … in Circe, ad esempio, il tema principale può essere l’odio verso sé stessi, l’autodistruzione… mentre in Motsu-zai c’è quello nei confronti del proprio ruolo social… in Penelope l’odio verso chi ci sta accanto e così via.

C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri di Chi odi sei …che vi piace di più fare live?

(interviene Martin) I pezzi che preferisco io sono quelli che strutturalmente ci consentono più libertà emotiva, elettronicamente ossessivi e con incedere rumoroso… ok, va bene, in effetti sono tutti così!
G: se proprio devo dirne uno, dico Polifè. Sostanzialmente è il pezzo attorno al quale si è addensato tutto l’album: come tema, come ambientazione e per il fatto che rappresenta una perfetta metafora italiana… mi spiego: parlavamo dell’“odio” come tema centrale dell’album. Ecco, Polifemo incarna l’odio e il terrore verso la novità, la conoscenza, verso il futuro… è una figura che si crogiola nell’ignoranza e che si fa portare via l’unica cosa che ha, da un conquistatore spietato che si approfitta della sua arretratezza. E quando reagisce con violenza è troppo tardi.
E: Motsu Zai O Ku Kai. C’è tutta me stessa lì dentro.

Come è stato a livello produttivo fare il cd? Pippola e poi…

Con Pippola avevamo già pubblicato Fünf, il nostro primo EP (che conteneva una collaborazione con Federico Fiumani). È stata una naturale e proficua prosecuzione.

Copertina molto affascinante, semplice e diretta, vicina al disco. Come è nata e chi l’ha fatta e/o pensata?

Qui ti devo raccontare quel che ti avevo promesso qualche domanda fa: quando siamo andati a girare il video di Circe al Cretto di Burri a Gibellina, la regista Erika Errante ha ripreso dei dettagli trovati in loco che sarebbero serviti per scene di raccordo… oltre a lucertole, ragni e sterpaglie, ha trovato dei chiodi arrugginiti allineati su un muro. Li ha filmati così… “tanto per”, ma solo durante il montaggio una settimana dopo, abbiamo notato che i chiodi erano esattamente 6. A quel punto avevamo in mano sia copertina che titolo definitivo dell’album. A ripensarci, c’è forse un disegno magico dietro questa storia.

SkoM, Chi odi sei, 2017
Gli SkoM dal vivo.

Come presentate dal vivo Chi odi sei?

La data di presentazione live dell’album l’abbiamo fatta al Glue di Firenze ed eravamo in sei. Oltre a noi SkoM c’erano Franco Naddei ai synth e due musicisti che suonano nella band di Marco Parente: Samuele Bucelli (batteria) e Andrea Angelucci (chitarra).
Ci piacerebbe poter proporre sempre la pienezza di suono raggiunto quella sera, ma non sempre potremo disporre di un set così allargato. Per questo stiamo arrangiando i pezzi anche per una formazione base a 3, con le batterie campionate. Diventano praticamente dei pezzi diversi, molto simili a come sono nati, ma è comunque fighissimo avere più soluzioni in canna, esplorare le potenzialità dei brani da più punti di vista. Probabilmente mantiene alto il livello di pathos che ci butti dentro ogni volta. Non ci annoiano mai.

Skom, altro da dichiarare?

Vendo Panda del 2006.

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