In palude con Elisa Genghini.

Elisa Genghini, Fuorimoda, 2017
Elisa Genghini, Fuorimoda, 2017.

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE pop/folk/cantautoriale
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto) su digital stores, spotify o su cd
LABEL Still Fizzy
PARTICOLARITÀ un disco fuorimoda!
SITO ufficiale Elisa Genghini e pagina FB
CITTÀ: Bologna/Rimini
DATA DI USCITA: 19 aprile 2017

L’INTERVISTA

Come è nato Fuorimoda?

È nato un paio di anni fa, in una settimana. Un momento difficile, tipo, un tipo mi ha scaricato, una amica mi ha tradito. Ho ascoltato Bob Dylan 24 ore su 24 per due settimane. Un giorno mi sono svegliata mi sono messa a ridere e in pochi giorni avevo 10 canzoni.

Perché questo titolo? …Fuorimoda?

Perché mi sento un po’ così. Non sono mai stata molto al passo con i tempi. O ci arrivavo prima alle cose, o molto tardi. Non ho mai avuto un paio di scarpe o lo zainetto come quelle delle mie compagne di scuola, per esempio, che erano tutte uguali. Anche il mio corpo è fuori moda. Ho sbagliato epoca, l’ho sempre detto. Dovevo nascere ai tempi di Tiziano o di Botticelli. Fuori moda anche musicalmente, ho sempre amato le chitarre, il basso e la batteria. E il mio disco è più meno fatto di questo. Fuori moda è, come dire, un senso di leggera inadeguatezza. Non dico disagio, che è una parola che va troppo di moda. Ed io lavorando da anni con i tossicodipendenti, il disagio vero lo conosco bene. È un’inadeguatezza senza troppi drammi, di cui amo sorridere in maniera autoironica e che in qualche modo mi fa sentire un “pezzo unico”.

Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

È una storia lunga e faticosa. Ho dovuto rifarlo due volte! Ma sono contenta così. All’inizio avevo pensato ad un impianto più acustico. Poi è arrivato Gianluca Schiavon (Skiantos, Moltheni, Yuppie Flu) alla batteria e l’abbiamo “elettrizzato” un po’. E secondo me è decisamente andata meglio!

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di Fuorimoda?

Abbiamo registrato in presadiretta in un bellissimo teatro a Pennabilli (Rn). Peccato che tutto intorno al teatro ci siano chiese e campanili. Siccome ogni quarto d’ora suonavano le campane, ogni quarto d’ora ci dovevamo fermare e aspettare i rintocchi. Un prezzo che abbiamo pagato volentieri. Pennabilli è un luogo molto bello della Romagna, il paese di Tonino Guerra un grande poeta rimasto famoso per il tormentone pubblicitario “Gianni! L’ottimismo è il profumo della vita” . E poi ho anche conosciuto Gianni, quel Gianni! Ho anche una foto con lui, è un simpatico vecchietto un po’ sordo e molto signorile. Spero sia ancora vivo, in realtà è passato un po’ di tempo.

Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? …tolgo il fosse?

Lo avevo pensato così in realtà. Se cambiamo l’ordine dei pezzi il disco è un percorso sui rapporti interpersonali che comincia con un momento di dolore come Violata (che è un pezzo che parla di violenza sulle donne) a Ukuleleliebeslied che è un invito a non dimenticarsi, a portarsi dentro, a non farsi scivolare addosso le persone, gli incontri, i piccoli pezzi di strada fatta insieme.

Un invito a ricordarsi a tenersi dentro a pensarsi come persone importanti che lasciano una piccola traccia perché noi siamo il “prodotto” degli incontri che facciamo, che siamo quelli della durata di una notte come in Sebastian, o quelli che rimangono come delle pietre in fondo al mare che non si vedono ma ci sono (Ilaria) e che ancora avrebbero bisogno di trovare spiegazione.

C’è anche il rapporto con se stessi come in L’altra donna o in Vaffanvalzer, che parla anche del godere del qui ed ora così come in Il giorno durante dove dico più o meno che il presente è il migliore dei mondi possibili. E lo sanno bene anche I Meccanici che insieme a Paletto dell’amicizia sono i momenti più ironici. Sono stata chiara? Speriamo.

C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero di Fuorimoda?… che ti piace di più fare live?

Fare live Paletto dell’amicizia mi diverte molto perché in genere chiedo il supporto del pubblico, che deve battere le mani. Se c’è tra il pubblico qualcuno che conosce il pezzo allora lo faccio venire vicino a me a suonare il triangolo sulle parolacce, che pur avendone scritte molte in quella canzone, mi vergogno a farle sentire bene, in fondo sono una persona educata.
Ilaria è il mio pezzo preferito. Racconta la storia di una ragazza venuta da lontano con una storia incredibile. Dentro ci sono un sacco di citazioni letterarie. Dalle sorelle Bronte a Pamela Travers (l’autrice di Mary Poppins), a Jonh Lennon. Da una parte sono molto soddisfatta di quel pezzo, dall’altra penso di non avere ancora esaurito l’argomento. E infatti ho in mente un romanzo, perché ho bisogno di raccontare ancora questa storia.

Come è stato a livello produttivo fare il cd? Da chi gli apporti più importanti?

Intanto ho conosciuto Gianluca Schiavon che è un batterista strafico e in un mio momento di difficoltà ha preso molti dei pezzi e mi ha dato una mano a dare loro il giusto impianto strutturale. Direi che il suo modo di suonare ha ridefinito un progetto che era nato diversamente come ho detto qui sopra. Poi ho chiesto a un po’ di persone se avevano voglia di dare un piccolo contributo al mio disco.
Ci sono stati il mio amico Fabio Rossi (Youvoid) che è un eccentrico e geniale pianista, i cori di Sara Zaccarelli, una voce blues che io amo alla follia. Mimmo Camporeale (Steve Rogers Band) che ha messo dei synth su I meccanici. Ma la collaborazione più emozionante per me è stata quella con Massimo Roccaforte di cui io sono sempre stata una grandissima ammiratrice da quando a sedici anni andavo ai concerti di Carmen Consoli, la cantautrice italiana che forse ha più influito sul mio percorso artistico. Quando ho capito che avrebbe collaborato con me e che trovava belli i miei pezzi, forse è stato il momento più bello della storia di questo disco.

Copertina piacevolmente fuorimoda, come tutto il bel progetto grafico? Come è stato fatto e pensato? …da chi?

L’ha pensato Elisa Genghini (io), il mio ufficio stampa Alessandro Favilli (Prom-o.rama) e la mia amica Lisa Querzoli, che è una grafica bravissima e art director pubblicitaria. Ho un sacco di foto di famiglia a casa dai miei. Ho preso quelle che sentivo che parlavano di me attraverso altri, come mia nonna e i miei genitori. Lisa ci ha dato un tocco fluo e su questo ha costruito tutto il progetto grafico. L’idea era che la grafica fosse un po’ retrò, ma con qualche tocco di sdrammatizzazione e di irriverenza (povera nonna con i capelli colorati, lei che era sempre così seria).

Come presenti dal vivo questo album?

Dipende. Quando posso lo presento con la band: siamo in quattro e ho l’onore di suonare con la sessione ritmica degli Skiantos! (Gianluca Schiavon alla batteria e Massimo Magnani al basso).
Senno suono in trio
… o in duo
… o in solo.
Dipende. Bisogna essere molto versatili da questo punto di vista. Trovare date è molto difficile ed io non ho una agenzia dietro. Tutte le date che ho per ora in programma le ho ottenute con sangue e sudore.

Elisa Genghini, Fuorimoda, 2017
Elisa Genghini suona in solo.

Elisa Genghini, altro da dichiarare?

Non ho citato la persona più importante. Che è il mio amico fratello e compagno di sventure Federico Trevisan. Che ha suonato la chitarra nel mio disco, suona la chitarra nei miei live ha sempre suonato con me, da quando avevo ventuno anni. Il mio progetto è anche la storia di un’amicizia sincera duratura e mai fuori moda.

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