In palude con gli SkoM.

Disco dalla gran vibra, che non lascia indifferenti. Per questo è un piacere ospitare in palude gli SKoM con il loro “Chi odi sei”. Gran vibra, sì, e gusto internazionale pur partendo dal personale, e pur avendo alcune canzoni in siciliano. Ma proprio per per questo, anzi, è così. Da citare assolutamente i due pezzi cantati in siciliano (Arpie e Nuddu ca Veni) da Simona Norato dei Caminanti, gruppo che accompagna Cesare Basile (e si sente).

In palude con unòrsominòre.

Torna in palude unòrsominòre. Torna con due dischi usciti a sorpresa ad aprile: Una valle che brucia e Analisi logica ep, due lavori duri, onesti nella loro radicalità. Radicalità di suoni, scarni: chitarra elettronica mininale; radicalità di contenuti, e che contenuti. Non un disco piacevole, ma un disco forte e deciso. Ma così rischio di cadere nel banale e, di conseguenza, di incorrere nell’incazzatura del buon unòrsominòre (come un Nanni Moretti degli inizi).

In palude con i Mòn.

Gran bell’esordio davvero questo della band romana con un disco bello dall’inizio alla coda. Zama, pop-folk-rock malinconico senza esserlo troppo, ritmico senza rompere la schiena. Dieci pezzi dieci, uno più bello dell’altro, con rimandi a band tra le migliori degli ultimi trent’anni: dai quasi omonimi Mùm a The Strokes a… ma non vorrei essere fuorviante, i Mòn sono i Mòn.

In palude con Elisa Genghini.

Elisa Genghini: undici canzoni che lasciano il segno, tra privato e pubblico, scazzi, forte ironia. Ascoltando questo suo secondo disco mi è tornato in mente Freak Antoni e il suo “non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”. Del resto l’ambiente di provenienza è quello, e c’è pure la sezione ritmica degli Skiantos accanto alla Genghini, come lei stessa ci ricorda nell’intervista.

In palude con Captain Mantell.

I Captain Mantell ritornano in palude con “Dirty White King”, un disco molto forte; una profonda riflessione sulle rivoluzioni nella e della Storia, il senso di abbattere dispotici regnanti, nonostante tutto e tutti… consapevoli che non è una cosa scontata. Un vero e proprio concept-album, con la forza e la freschezza a loro abituali.

In palude con i Julie’s Haircut.

I Julie’s Haircut in palude per la terza volta consecutiva, mi fanno l’onore di presentare, in anteprima, il loro disco in uscita. Disco molto interessante, inscindibile in pezzi, anche se ogni pezzo suona diverso dall’altro in questo “Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin”. Apre le danze “Zukunft”, 11 minuti e rotti, con una tensione tenuta a bada magnificamente, il sax a fare faville. Improvvisazione pura, in presa diretta.