La montagna, l’alpinismo e Bruno Detassis al Trento Film Festival 2018.

Io e Alli, questa settimana, abbiamo seguito il nostro stesso consiglio, e abbiamo pernottato a Trento per il festival del cinema della montagna. Non potevamo darci consiglio migliore. Vivere il festival a Trento ti catapulta in luoghi impervi, selvaggi e mozzafiato, e contemporaneamente ti rilassa. Non solo perché è comodo scalare l’Everest seduti in poltrona al cinema, ma anche perché questo è l’effetto che fa la città di Trento.

Tu sei mai stata (o stato) a un festival del cinema? Il primo impatto è simile a quello con tanti altri festival: leggi il programma e ti senti sopraffatto da tutte le cose che ci sono da fare e da vedere. Poi però lo rileggi e ti rendi conto che è tutto molto bello, sì, ma per fortuna solo alcune cose ti interessano veramente. Lo rileggi ancora e hai già riempito il libretto del festival (o la tua agenda-diario) di crocette e calcoli sui tempi. Ad un certo punto ti ricordi che vorrai anche mangiare e andare in bagno, ma sarà ormai troppo tardi: alle cose che hai scelto non vuoi proprio rinunciare, pazienza, di fame non morirai di certo.

Il programma del Trento Film Festival 2018
Le crocette le metterai anche dopo: il pubblico può votare!

TFF: montagna, società, cinema e letteratura.

Cose? Quali cose? Il programma del festival del cinema della montagna prevede non solo film e conferenze con registi ed esperti di montagna, ma anche mostre, musica e gli immancabili percorsi didattici per bambini. In questi, a Trento è complice il Muse, il museo delle scienze che io vorrei tanto visitare; infatti l’abbiamo messo nel programma delle vacanze (Alli l’aveva visitato il giorno dell’inaugurazione, nel 2013, e poi mai più). Mentre agli adulti, oltre agli organizzatori del festival, ci pensano gli alpinisti.

Il programma del TFF 2018
La locandina della sezione TFF Family.

Appena arrivi a Trento (perché hai deciso di venirci, vero?) verrai accolto da tantissime bandierine dell’Italia, che sventolano dalla cima di lampioni, pali, bastoni, ma anche da finestre e balconi. E che colorano di verde, bianco, rosso tutte le vetrine dei negozi. Ma non sono lì per te, sono lì per gli alpini. La settimana prossima infatti ci sarà il 91esimo raduno nazionale degli alpini. Per me e Alli è stato chiaro sin da subito che gli alpini, qui a Trento, non sono considerati vecchietti nostalgici dediti alle bevute: gli alpini sono una vera e propria istituzione.
Dopo questi giorni a Trento, però, io voglio essere una alpinista!

Bruno Detassis, Casa della SAT, Trento
Mostra su Bruno Detassis, Palazzo Trentini e Casa della SAT, Trento.

Un tema del TFF: la montagna da rispettare.

Una delle cose che mi affascina al festival del cinema della montagna è il rapporto con la montagna. Qui, ho sempre l’impressione che, per chi la vive, la conosce e la ama, la montagna sia un luogo da affrontare e rispettare (un rispetto come quello di fronte a una divinità); ma anche un essere vivente che va conosciuto, prima di dire: “uh, che bello, andiamo in montagna!”. È grazie al lavoro degli alpinisti, se oggi noi possiamo fare le escursioni, deviare dal sentiero per giocare a fare gli avventurosi (è pericoloso, ma gli stolti non passano mai di moda), e godere di una natura ancora in buona parte incontaminata, nonostante il via vai di piedi, i tralicci, i rifiuti, i cambiamenti eccetera. Di questo ha parlato un film di cui ha parlato Alli la volta scorsa (Mountain, qui), ma in realtà i film dedicati alla montagna che parlano della trasformazione della montagna e del suo passaggio, nell’immaginario comune, da divinità da rispettare a essere inferiore da conquistare, ce ne sono ogni anno, al Trento Film Festival.

La montagna, l'alpinismo e Bruno Detassis e i suoi sci
La montagna, l’alpinismo e Bruno Detassis in un unico oggetto: i suoi sci.

Bruno Detassis al Trento Film Festival.

Una figura interessante che abbiamo scoperto quest’anno al festival è Bruno Detassis (prova a dire dove cade l’accento… io ho sbagliato, naturalmente). Detassis è stato un alpinista trentino, nato nel 1910 e morto dieci anni fa; e per questo quest’anno il festival offre incontri, filmati e mostre a lui dedicate. Io e Alli siamo andati alla mostra ospitata in due palazzi vicini fra loro: il palazzo Trentini e la casa della SAT – Spazio Alpino. Ci sono foto, filmati, racconti e oggetti appartenuti a questo alpinista di città. Essendo di Trento, infatti, Detassis era considerato un cittadino, non uno che va in montagna; ma lui sin da piccolo (15 anni, mi pare) si è appassionato alla montagna, alle scalate, allo sci, fino a diventare alpinista, guida alpina e istruttore di sci.

Il raid delle Alpi, Bruno Detassis
In rosso il percorso della traversata sulle Alpi, con gli sci.

Alla mostra, una delle imprese di Detassis che ci ha affascinati di più, è stata quella che la stampa dell’epoca chiamò “raid delle Alpi”: Detassis e i suoi compagni di montagna hanno attraversato con gli sci le Alpi da est a ovest. Col freddo che c’era! Ma per loro era quasi una piccola, innocua, sfida tra amici: dai che facciamo anche le Alpi, si devono esser detti dopo aver scalato ogni singola parete, di qua e di là, delle Dolomiti attorno a casa. Ma sì, dai, si devono esser risposti tutti in coro.
L’atmosfera che leggiamo in questi resoconti di montagna, durante il festival, è spesso allegra o goliardica; ma anche seria, nell’esplorazione delle montagne che, in molti casi, venivano affrontate per la prima volta proprio in quegli anni.

La montagna, l'alpinismo e Bruno Detassis: la mostra
Detassis ha affrontato anche l’Eiger!

Altro tema del cinema della montagna: l’alpinismo non solo come sport.

Altro aspetto affascinante di questo personaggio è l’aver aperto molte vie: si chiamano così i percorsi di scalata, fatti con le corde e con i chiodi. I chiodi sono delle specie di punteruoli (o chiodi giganti) che venivano conficcati nella parete di roccia (quella verticale, esatto) con il martello: immagina un uomo appeso con le dita di una mano a un piccolo spuntone di roccia grande come un pugno; e che con l’altra mano tiene un martello e ficca un chiodo che servirà a lui, ai suoi compagni e alle generazioni a venire per agganciare la corda durante la scalata (si usano anche i moschetti, che fino a ieri per me erano portachiavi grezzi da appendere al jeans, invece sono nati con una qualche utilità).
Come nel film di cui ha parlato Alli la volta scorsa (Finale ’68, qui), anche nella vita di Bruno Detassis e dei suoi amici abbiamo ritrovato l’entusiasmo della scoperta: sapere di essere i primi ad aprire, misurare e catalogare quel percorso. A me, come sai, piacciono i calcoli, ma mi sono definitivamente innamorata di Detassis e degli alpinisti quando ho visto i quaderni! Quadernetti formato A6, scritti fitti fitti e consunti per il tanto uso, con le nuove vie descritte nel dettaglio. Informazioni del genere servivano anche a chi, dopo l’apertura del percorso, affrontava per la prima volta quella stessa via: per non finire in zone poco sicure (con pochi appigli o con ostacoli troppo grandi) e per trovare facilmente i chiodi a cui legarsi con le corde.

Alpinismo: appunti sul quaderno di viaggio
Appunti sulle vie, create o percorse, di giorno o in notturna.

Quaderni per gli ospiti e resoconti di traversate: materiale per un libro?

Altri quaderni sono quelli dei rifugi. Detassis infatti ha gestito per buona parte della sua vita il rifugio Brentei, sulle Dolomiti del Brenta, e qui c’erano i quaderni degli ospiti. Erano quadernoni formato A4, dove gli ospiti (cioè escursionisti e alpinisti che rientravano da una scalata) scrivevano il resoconto della loro spedizione in quella via specifica. Il resoconto era anche una specie di recensione, utile a chi arrivava dopo per capire il livello di difficoltà; ovvero la corrispondenza del livello dato da chi aveva aperto la via (in molti casi Detassis e i suoi compagni) col livello percepito dallo scalatore di passaggio, diciamo così. Alcuni sul quaderno hanno annotato anche le attrezzature usate e i casi (e i luoghi) in cui hanno dovuto aggiungere chiodi. Quasi una recensione con consigli per migliorare il servizio.

Resoconti di montagna, mostra temporanea su Detassis
Avvicinamento, discesa, soste: le voci di questo resoconto.
Resoconti di montagna, mostra temporanea su Detassis
Attrezzatura, tempo impiegato, tipo di roccia: le voci di questo resoconto.

Un altro tipo di spedizione a cui ha partecipato Detassis è quella storico-geografica: ha accompagnato suoi amici che avevano il compito di scrivere il volume sulle Dolomiti, di una collana dedicata alle montagne d’Italia. E così io e Alli ci siamo resi conto che agli inizi del Novecento esistevano già le guide escursionistiche, i libri di geografia eccetera; ma che per scriverli, gli autori dovevano studiare la zona, e che per studiare la zona, bisogna… arrampicarsi! Come facevano a misurare l’altezza della montagna? Un suggerimento ci è venuto dalle parole stesse di un alpinista: usavano corde di lunghezze precise e a seconda di quante volte dovevano riavvolgerla per affrontare il tratto successivo, capivano l’altezza della parete. O un calcolo simile.

Mostra temporanea su Bruno Detassis a Trento
Bruno Detassis maestro di sci, nei libretti i complimenti degli allievi.
Mostra temporanea su Bruno Detassis a Trento
Bruno Detassis è stato anche in Patagonia.

La montagna e l’alpinismo: materiale per un film, un documentario o un intero festival del cinema.

Un’ultima annotazione, a proposito di altezza: più volte leggendo i quaderni di Detassis, o anche le scritte in sovraimpressione in diversi film e documentari del Trento Film Festival, ci siamo stupiti di “distanze” sui 100-200 metri; per poi renderci conto che si trattava non di distanze, ma di altezze da scalare! E con l’aiuto, sì, di corde, chiodi, moschetti, e altri gingilli di cui non conosco il nome (e col casco in testa), ma l’unica forza davvero utile per arrivare in cima è sempre quella dell’uomo: delle sue braccia, gambe, e dita delle mani; della sua conoscenza della montagna e del percorso. E della sua determinazione e perseveranza, perché molto spesso, se non ce la fai più, l’unico modo per tornare indietro senza fatica è lanciarti nel vuoto. Ma poi chi lo scrive il tuo resoconto sul quadernetto?

Mostra temporanea su Bruno Detassis a Trento
Appunti precisi e esaustivi.

Come ha detto Ben Page nel suo corto The Frozen Road: “È bellissimo viaggiare da soli, riflettere, scoprire i propri limiti, stare soli con sé stessi in mezzo alla natura, ma in un certo qual modo non ha senso vivere tutto ciò se non hai nessuno con cui parlarne*.” E in questo avere qualcuno con cui parlarne io ci vedo anche la possibilità stessa di raccontare la tua avventura dopo; e Ben Page è senz’altro d’accordo con me, vista la strizza che ha avuto quando la sua tenda è stata circondata dal branco di lupi (e stare nella tenda con lui e sentire con lui gli ululati là fuori, ha fatto venire la strizza anche a me e a Alli).

Casa della Sata: mostra su Bruno Detassis
L’alpinismo come stile di vita alla Casa della SAT – Società Alpinisti Tridentini.

Arrivati in cima, conclusioni e p.s.

Il festival dura ancora alcuni giorni fino al 6 maggio, ci saranno le repliche dei film e naturalmente le proiezioni dei film vincitori, che saranno proclamati sabato; quindi non perdere tempo a segnare l’evento in agenda, ma prenota il treno e fiondati a Trento. La città merita, il festival del cinema merita, gli alpinisti meritano!

*La frase non l’ho riportata fedelmente: Ben Page l’ha pronunciata in inglese, io ho letto il sottotitolo in italiano, ma qui riporto il senso su per giù, perché non ricordo le parole esatte. Lui si riferiva al non avere un compagno di viaggio, il suo film The Frozen Road infatti è un breve racconto del suo viaggio in solitaria, in bicicletta, sulla neve nel nord del Canada. Sito ufficiale di The Frozen Road >qui.

Sito ufficiale: trentofestival.it
Il programma in pdf: TrentoFilmFestival2018.pdf
La mostra su Bruno Detassis: Una vita libera in montagna
La Società degli Alpinisti Tridentini: SAT

2 Commenti

  1. Diego Alligatore

    Gli alpinisti sono da sempre dei grandi intellettuali. L’età d’oro dell’alpinismo è stato il secolo XX, un secolo dove le immagini (anche in movimenti) e la parola scritta sono diventate protagoniste. Bello vedere le mostre o i film dedicati a loro … si sente tutto un secolo dentro; secolo breve sì, ma intenso. Per me, nel bene e nel male, uno dei più interessanti, e Detassis (accento sulla a) un protagonista.

    1. Elle

      A me poi i diari di viaggio piacciono molto, non solo da scrivere, anche da leggere. Fascinazione pura 🙂
      Cosa non ci piace del Trento Film Festival? Nulla, pure la cucina è buona (parola di vegetariana ahaha)!

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