In palude con i Lebowski.

Con Cura Violenta i Lebowski hanno fatto un disco di rock alternativo veramente intenso e stratificato, sperimentale e surreale come la copertina lascia intuire. Dieci pezzi che sembrano uno. Un ininterrotto mantra sulla modernità e sulla diversità, su come viene percepita, i falsi cambiamenti, una reale necessità di trovare nuovi spazi.

In palude con She Owl.

È un gran piacere ospitare ancora una volta She Owl, per l’originalità nel loro progetto sonoro, e per la disponibilità totale a parlarne, senza dire tutto, ma tanto. Il disco che presentano questa sera è un semplice EP, ha solo 4 pezzi, ma di un’intensità tale, che ogni volta che lo si ascolta sembra di avere ascoltato un disco lungo…. E poi, non appena è finito, si resta per un po’ in silenzio, con la musica che suona in testa, si guarda la copertina, la si apre, e il disco risuona in testa, come ci fosse una ghost-track. Vera nuova psichedelia che attiva qualche parte del cervello ignota ai più.

In palude con La Metralli.

Un vero piacere ospitare ancora una volta in palude La Metralli, anche se non in diretta come le altre volte: ma non per questo la sua voce è meno forte. È la forza, forza di natura rock, la nota dominante di questo nuovo disco, ostinatamente umano, ostinatamente elettrico. Sta forse qui, la natura di Lanimante, animale tra mito e leggenda, né uomo, né donna, con un buco nel petto attraverso vede il mondo in modo per nulla convenzionale, ma più vero.

In palude con gli SkoM.

Disco dalla gran vibra, che non lascia indifferenti. Per questo è un piacere ospitare in palude gli SKoM con il loro “Chi odi sei”. Gran vibra, sì, e gusto internazionale pur partendo dal personale, e pur avendo alcune canzoni in siciliano. Ma proprio per per questo, anzi, è così. Da citare assolutamente i due pezzi cantati in siciliano (Arpie e Nuddu ca Veni) da Simona Norato dei Caminanti, gruppo che accompagna Cesare Basile (e si sente).

In palude con unòrsominòre.

Torna in palude unòrsominòre. Torna con due dischi usciti a sorpresa ad aprile: Una valle che brucia e Analisi logica ep, due lavori duri, onesti nella loro radicalità. Radicalità di suoni, scarni: chitarra elettronica mininale; radicalità di contenuti, e che contenuti. Non un disco piacevole, ma un disco forte e deciso. Ma così rischio di cadere nel banale e, di conseguenza, di incorrere nell’incazzatura del buon unòrsominòre (come un Nanni Moretti degli inizi).

In palude con i Mòn.

Gran bell’esordio davvero questo della band romana con un disco bello dall’inizio alla coda. Zama, pop-folk-rock malinconico senza esserlo troppo, ritmico senza rompere la schiena. Dieci pezzi dieci, uno più bello dell’altro, con rimandi a band tra le migliori degli ultimi trent’anni: dai quasi omonimi Mùm a The Strokes a… ma non vorrei essere fuorviante, i Mòn sono i Mòn.

In palude con Elisa Genghini.

Elisa Genghini: undici canzoni che lasciano il segno, tra privato e pubblico, scazzi, forte ironia. Ascoltando questo suo secondo disco mi è tornato in mente Freak Antoni e il suo “non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”. Del resto l’ambiente di provenienza è quello, e c’è pure la sezione ritmica degli Skiantos accanto alla Genghini, come lei stessa ci ricorda nell’intervista.

In palude con Captain Mantell.

I Captain Mantell ritornano in palude con “Dirty White King”, un disco molto forte; una profonda riflessione sulle rivoluzioni nella e della Storia, il senso di abbattere dispotici regnanti, nonostante tutto e tutti… consapevoli che non è una cosa scontata. Un vero e proprio concept-album, con la forza e la freschezza a loro abituali.