La storia di Matilde

Questa è la storia di Matilde, ma anche di Elle e Matilde. Ma sopratutto di Matilde.

Matilde è entrata nella mia vita che era il 2003 o il 2004, come regalo non voluto, di quei regali del tipo “tieni, tu che sei sola come un cane, tu che non hai nemmeno un gatto, prenditi una pianta, così ti fa compagnia”. Io almeno ci avevo visto questa frase dietro. La mia risposta era stata lapidaria “no, io ammazzo anche il basilico, non voglio niente, tienitela”, e allungavo le mani per rifiutare. L’insistenza si era conclusa con un tranello, “dalle un nome”, e io ci son cascata con tutte le scarpe.

Solo dopo avevo pensato che avrei dovuto offendermi per quella frase. Cosa voleva dire “dalle un nome”? Come si permetteva? Quella era stata una mia confidenza (un attimo di debolezza), che in alcun modo doveva essere usata contro di me, per regalarmi una pianta a tutti i costi. E appunto si trattava di una pianta, non di una bambola, e io avevo raccontato chiaramente che da bambina davo un nome a tutte le bambole che conoscevo, anche alle bambole delle altre bambine, perché come poteva una bambola vivere senza nome? Come faceva a sapere chi era?

“Dalle un nome” era un modo per zittire le mie obiezioni, e allo stesso tempo era un’offesa al mio essere donna matura e responsabile. Io non volevo una pianta, non volevo responsabilità e non volevo essere trattata come una bambina! E così, avevo guardato quella piantina verdolina nel suo vasetto di plastica e avevo risposto con decisione: “Ha la faccia da Matilde”.

Questa è la storia della mia Matilde, una semplice pianta d’appartamento che è diventata la mia migliore amica silenziosa.

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